Canali Minisiti ECM

Malattie infiammatorie intestinali: nuove prospettive dalla ricerca sul microbiota. Un confronto istituzionale per rafforzare diagnosi e cure

Microbiota Redazione DottNet | 06/03/2026 10:57

Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è concentrata sempre più sul ruolo del microbiota intestinale e sulla possibilità di sviluppare approcci terapeutici innovativi basati sulla modulazione dell’ecosistema microbico.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), che comprendono principalmente colite ulcerosa e malattia di Crohn, rappresentano patologie immuno-mediate caratterizzate da un’infiammazione persistente del tratto gastrointestinale e da un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è concentrata sempre più sul ruolo del microbiota intestinale e sulla possibilità di sviluppare approcci terapeutici innovativi basati sulla modulazione dell’ecosistema microbico.

Le terapie oggi disponibili – tra cui aminosalicilati, corticosteroidi, immunosoppressori e farmaci biologici – sono finalizzate principalmente al controllo dell’infiammazione e al mantenimento della remissione clinica, ma non risultano risolutive e possono essere associate a risposta variabile o effetti indesiderati. Per questo motivo la comunità scientifica sta esplorando nuovi bersagli terapeutici, con particolare attenzione alle interazioni tra sistema immunitario e microbiota intestinale.

pubblicità

Tra i microrganismi più studiati emerge Akkermansia muciniphila, batterio commensale coinvolto nel mantenimento dell’integrità della barriera mucosale e nella regolazione della risposta immunitaria. Evidenze sperimentali suggeriscono che una ridotta presenza di questa specie possa contribuire allo sviluppo di disbiosi e alla progressione dell’infiammazione intestinale. Studi preclinici indicano inoltre che la sua integrazione o la modulazione della sua attività metabolica potrebbe migliorare la funzione della barriera intestinale e ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, contribuendo al controllo dei processi infiammatori tipici delle MICI.

In particolare, alcuni lavori hanno dimostrato che metaboliti prodotti da questo batterio favoriscono la differenziazione di cellule T regolatorie e limitano la risposta immunitaria pro-infiammatoria, oltre a rafforzare la struttura della mucosa intestinale attraverso il potenziamento dello strato di muco e delle giunzioni cellulari. Queste osservazioni aprono la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche basate sulla modulazione mirata del microbiota, attraverso probiotici, interventi nutrizionali o molecole di origine microbica.

Il tema sarà al centro dell’incontro istituzionale promosso su iniziativa dell’On. Simona Loizzo, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera e presidente dell’Intergruppo parlamentare dedicato alle MICI. L’evento, organizzato in collaborazione con Federchimica-Assobiotec, intende avviare un confronto tra decisori pubblici, clinici, ricercatori e associazioni di pazienti sugli aspetti epidemiologici, assistenziali ed economici di queste patologie.

L’obiettivo è favorire lo sviluppo di percorsi integrati di prevenzione, diagnosi e trattamento sempre più personalizzati e sostenibili, valorizzando il contributo delle biotecnologie e delle nuove opportunità diagnostico-terapeutiche per migliorare la gestione delle MICI e rispondere in modo più efficace ai bisogni dei pazienti e del sistema sanitario.

Commenti

I Correlati

Una proiezione FNOMCeO sulla demografia professionale indica che la presenza femminile tra i medici italiani è destinata a diventare largamente maggioritaria.

Rapporto PGEU: nel 70% degli Stati Ue la situazione non migliora e nell’11% mancano oltre mille farmaci. In Italia carenze in crescita del 4,8% in un anno.

Ti potrebbero interessare

Obesity Day Summit su obesità e microbiota

Microbiota | Redazione DottNet | 09/03/2025 15:00

L’Ordine dei Biologi Lombardia ha celebrato la giornata mondiale dell’obesità con un convegno nazionale di due giorni

Gli esperti, i tempi non sono maturi fuori dai centri specializzati

L'imminologo Mauro Minelli: "Ha un ruolo protettivo"