
Dalla chirurgia infantile alle procedure mini-invasive più recenti: una storia di continuità assistenziale e alta specializzazione raccontata in occasione della Giornata mondiale dedicata alla sindrome di Down.
Una lunga storia clinica segnata da interventi complessi, ricoveri ripetuti e, infine, da una significativa ripresa della qualità di vita. È il percorso di Francesca, trentenne romana con sindrome di Down e cardiopatia congenita, seguita presso il Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), struttura ad alta specialità del network GVM Care & Research.
Fin dalla nascita la paziente è stata colpita da una malformazione della valvola tricuspide, fondamentale per regolare il passaggio del sangue tra le cavità cardiache destre e indirizzarlo verso la circolazione polmonare. Il quadro clinico ha reso necessario un primo intervento di valvuloplastica già nel primo anno di vita, seguito da ulteriori procedure correttive nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Nonostante i trattamenti, dal 2009 si sono verificati episodi frequenti di scompenso cardiaco che hanno comportato ripetute ospedalizzazioni.
Una svolta importante è arrivata nel 2018 con il trasferimento presso la struttura romagnola, dove l’équipe guidata da Fausto Castriota, responsabile della Cardiologia interventistica e direttore dell’Heart Valve Center, ha rivalutato il caso. Dopo approfonditi accertamenti è stata eseguita la sostituzione della valvola biologica precedentemente impiantata, ormai deteriorata, mediante una procedura “valve in valve”, tecnica avanzata non proposta in altri centri consultati dalla famiglia. A distanza di poco tempo è stato inoltre necessario l’impianto di un pacemaker per stabilizzare il ritmo cardiaco.
Il decorso successivo ha mostrato iniziali segnali di miglioramento, ma nel 2022 la comparsa di nuovi sintomi — tra cui affaticamento persistente, palpitazioni e tosse cronica — ha reso opportuno un ulteriore intervento. In quell’occasione è stata effettuata una valvuloplastica percutanea, metodica mini-invasiva che consente di raggiungere il cuore attraverso accessi vascolari periferici, riducendo l’impatto chirurgico e i tempi di recupero.
Oggi la paziente conduce una vita più attiva e ha ripreso a coltivare interessi personali, guardando con fiducia a nuove tappe di autonomia. La sua esperienza evidenzia il ruolo cruciale dei centri altamente specializzati e del follow-up continuativo nella gestione delle cardiopatie congenite, condizioni che spesso richiedono revisioni terapeutiche nel corso degli anni.
Secondo gli specialisti, i progressi della cardiologia interventistica permettono di affrontare quadri clinici sempre più complessi, migliorando prognosi e benessere dei pazienti. Determinante resta tuttavia l’approccio multidisciplinare, che integra competenze diverse per garantire percorsi assistenziali coordinati dalla diagnosi pediatrica fino all’età adulta.
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