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Colesterolo LDL, intervenire subito dopo l’infarto riduce di quattro volte il rischio di recidiva

Cardiologia

Intervenire in modo tempestivo e intensivo sul colesterolo LDL dopo un infarto può ridurre drasticamente il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Secondo uno studio condotto dalla cardiologia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e dall’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza, una strategia terapeutica precoce potrebbe ridurre di quattro volte il rischio di una recidiva entro il primo anno e generare un risparmio fino a 34 milioni di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale.

L’analisi prende in esame l’approccio “strike early, strike strong”, cioè “colpisci presto, colpisci forte”, già valutato nello studio FAST-NOTE e basato sull’impiego precoce di terapie ipolipemizzanti innovative per ridurre rapidamente il colesterolo LDL nei pazienti ad altissimo rischio cardiovascolare.

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Riduzione significativa degli eventi cardiovascolari

Lo studio ha analizzato i dati reali di 500 pazienti ricoverati per infarto e seguiti presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara in tre diversi periodi (2019, 2021 e 2023). I ricercatori hanno confrontato due strategie terapeutiche: una progressiva intensificazione della terapia e un intervento precoce e mirato già durante il ricovero ospedaliero.

L’introduzione di un protocollo intensivo nel 2023 ha portato a risultati rilevanti: il rischio di un nuovo evento cardiovascolare entro un anno è passato dal 12,12% al 3,28%.

Secondo Giuseppe Patti, direttore della Cardiologia dell’ospedale novarese e coordinatore dello studio FAST-NOTE, l’adozione di un algoritmo clinico che consente di intensificare subito la terapia ha permesso di migliorare in modo significativo gli esiti nei pazienti più a rischio.

Il ruolo degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9

Uno degli elementi chiave della strategia è l’impiego precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9, farmaci che consentono una riduzione molto marcata dei livelli di colesterolo LDL.

Con questo approccio, la probabilità di raggiungere il target raccomandato di LDL inferiore a 55 mg/dL è aumentata di otto volte rispetto alla gestione tradizionale. Il trattamento precoce risulta particolarmente rilevante nelle prime settimane dopo l’infarto, periodo in cui il rischio di recidiva è più elevato.

Benefici clinici ed economici

Oltre alla riduzione degli eventi cardiovascolari, la strategia ha mostrato un impatto positivo anche sull’organizzazione dell’assistenza. La diminuzione delle complicanze ha comportato meno ricoveri urgenti, meno procedure invasive e una riduzione delle giornate di degenza.

Come evidenziato da Giuseppe Croce, docente dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC, nei pazienti trattati con questo approccio si è osservato il 38% in meno di giornate in terapia intensiva e il 42% in meno in unità coronarica.

La valutazione economica indica inoltre che la strategia è costo-efficace: l’ICER stimato varia tra 27.282 e 32.111 euro annui, al di sotto della soglia di sostenibilità generalmente considerata accettabile nel sistema sanitario italiano.

Coerenza con le linee guida europee

I risultati dello studio sono in linea con le più recenti raccomandazioni delle linee guida congiunte della European Society of Cardiology e della European Atherosclerosis Society sulla gestione delle dislipidemie, che suggeriscono un trattamento intensivo nei pazienti con rischio cardiovascolare molto elevato.

Secondo gli autori, estendere su scala nazionale l’approccio “strike early, strike strong” potrebbe favorire un accesso più ampio alle terapie ad alto valore clinico, migliorare la gestione dei pazienti dopo un infarto e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario.

Cardiologia
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