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Cuore sotto assedio: le nuove linee guida europee inseriscono rumore, luce e caldo tra i rischi cardiovascolari

Cardiologia

Non è soltanto l’aria inquinata a minacciare il sistema cardiovascolare. Anche rumore urbano, illuminazione artificiale notturna, sostanze chimiche persistenti e temperature estreme contribuiscono in modo sostanziale all’aumento di infarti e ictus. È il messaggio centrale emerso dal seminario internazionale RESPIRAMI, appena concluso a Milano, dove è stato presentato il nuovo documento di consenso della European Society of Cardiology, in pubblicazione sull’European Heart Journal.

Per la prima volta le linee guida europee ampliano l’elenco dei fattori ambientali cardiovascolari, includendo accanto allo smog anche inquinamento acustico e luminoso, microplastiche, PFAS e cambiamenti climatici. Complessivamente, questi determinanti contribuiscono a oltre 5,5 milioni di decessi l’anno su circa 20 milioni di morti cardiovascolari globali.

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Il meccanismo biologico condiviso è ormai documentato: stress ossidativo, infiammazione sistemica, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani. Le polveri sottili penetrano nel circolo sanguigno favorendo aterosclerosi e trombosi, ma l’esposizione simultanea ad altri inquinanti amplifica il danno con un effetto cumulativo.

Particolarmente rilevante il ruolo del rumore da traffico: ogni incremento di 10 decibel può associarsi a un aumento fino all’81% del rischio di ipertensione. Anche l’eccesso di luce artificiale notturna interferisce con la produzione di melatonina e con il fisiologico calo pressorio notturno, incrementando il rischio di eventi cardiovascolari.

Il caldo estremo, riconosciuto ora come fattore di rischio autonomo, determina un incremento medio del 2% della mortalità cardiovascolare per ogni grado oltre i 20-22°C. A livello globale, si stimano circa 100 mila decessi cardiaci l’anno legati alle alte temperature.

Sul fronte chimico, l’esposizione elevata ai PFAS è associata a un aumento del 10-20% del rischio di malattia coronarica, mentre micro e nanoplastiche emergono come contaminanti sistemici con potenziale impatto su cuore e polmoni.

Gli esperti chiedono interventi strutturali: zone a basse emissioni, mobilità sostenibile, riduzione delle emissioni agricole e domestiche. Ma anche comportamenti individuali possono contribuire: purificatori d’aria, protezione dal rumore, limitazione dell’illuminazione notturna e attenzione all’esposizione al caldo.

La prevenzione cardiovascolare, oggi, passa anche dalle politiche ambientali

Cardiologia
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