
All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano l’integrazione tra TAC a basso dosaggio e biopsia liquida migliora l’accuratezza diagnostica nei forti fumatori.
Ridurre esami inutili, limitare l’esposizione a radiazioni e concentrare l’attenzione sui soggetti a più alto rischio: è questo il traguardo della nuova ricerca condotta presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nell’ambito dei programmi di screening con TAC spirale a basso dosaggio.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology e realizzato nel contesto del trial prospettico BioMILD, dimostra che l’integrazione di due test su sangue – uno molecolare basato su microRNA (MSC) e un classificatore immunologico (ISC) – incrementa in modo significativo la precisione dello screening nei soggetti con noduli sospetti.
Sensibilità elevata e meno controlli inutili
La TAC a basso dosaggio ha già dimostrato di ridurre la mortalità per tumore del polmone grazie alla diagnosi precoce. Tuttavia, l’elevato numero di falsi positivi rappresenta un limite rilevante, generando follow-up ravvicinati e procedure invasive spesso non necessarie.
Nel nuovo studio, che ha coinvolto 304 forti fumatori con un follow-up mediano di 7,5 anni, la combinazione dei due biomarcatori ha raggiunto una sensibilità del 96% per i tumori diagnosticati entro due anni e un valore predittivo negativo del 98%. Rispetto all’utilizzo del solo test molecolare, i falsi positivi si sono ridotti del 37%.
In termini pratici, questo si traduce in maggiore sicurezza nell’escludere la presenza di malattia nei pazienti a basso rischio e in una diminuzione dei controlli radiologici ravvicinati o degli accertamenti invasivi.
Biopsia liquida e stratificazione del rischio
Il team multidisciplinare dell’Istituto milanese lavora da oltre vent’anni sull’applicazione della biopsia liquida nei programmi di screening polmonare. Il trial BioMILD aveva già evidenziato come il test basato su microRNA potesse contribuire a personalizzare gli intervalli tra una TAC e l’altra.
Il nuovo studio aggiunge l’analisi del profilo immunitario circolante: il classificatore ISC valuta specifiche popolazioni cellulari del sistema immunitario periferico, intercettando alterazioni associate allo sviluppo neoplastico. L’integrazione tra segnali molecolari e immunologici consente una stratificazione del rischio più raffinata a partire da un unico prelievo di sangue.
Secondo i ricercatori, circa il 30% dei partecipanti potrebbe evitare il controllo TAC annuale mantenendo un’elevata capacità di individuare tumori clinicamente rilevanti.
Verso una prevenzione di precisione
L’associazione tra punteggio immunologico e aggressività biologica osservata nei modelli preclinici suggerisce inoltre che il test possa offrire indicazioni non solo sulla presenza della malattia, ma anche sul suo potenziale evolutivo.
Come sottolinea Gabriella Sozzi, direttrice del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto, integrare imaging radiologico e marcatori ematici significa rendere lo screening più preciso e meno invasivo, distinguendo meglio i noduli a rischio da quelli benigni e allungando in sicurezza gli intervalli tra i controlli.
L’approccio combinato rappresenta così un passo concreto verso una medicina preventiva personalizzata nel tumore del polmone, con l’obiettivo di ridurre la mortalità senza aumentare il carico diagnostico per i cittadini.
Dopo le reazioni all’intervista su “La Stampa”, il presidente FNOMCeO invia una lettera alla presidente FNOPI Mangiacavalli. Al centro il tema dell’equilibrio tra competenze in una fase di transizione del sistema sanitario.
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