Canali Minisiti ECM

Salute percepita al ribasso: solo il 4 per cento degli italiani si sente davvero in forma

Salute Annalucia Migliozzi | 30/03/2026 17:58

Un’indagine nazionale evidenzia un diffuso stato di affaticamento psicofisico: ansia, insonnia e stress cronico ridefiniscono il concetto di benessere, soprattutto tra donne e giovani

In Italia il benessere sembra essersi assestato su livelli minimi accettabili, più vicini alla “sopravvivenza” che a una reale condizione di salute. È quanto emerge da una recente indagine condotta su 3.000 adulti, che fotografa un Paese in cui solo una minoranza si percepisce in piena forma, mentre la maggioranza convive quotidianamente con stanchezza, tensione emotiva e disturbi del sonno.

Appena il 4% degli intervistati definisce “eccellente” il proprio stato di salute, mentre l’84% si distribuisce tra giudizi moderati: “buono” o “discreto”. Un dato che, più che rassicurare, segnala una progressiva normalizzazione del malessere diffuso.

pubblicità

Secondo la psicologa Angela Persico, esperta in salute mentale, si tratta di un cambiamento culturale significativo: le persone si sono abituate a funzionare in una condizione di affaticamento cronico, perdendo il riferimento di cosa significhi davvero stare bene. Questo fenomeno è legato al cosiddetto “carico allostatico”, ovvero l’impatto cumulativo dello stress prolungato sull’organismo, che nel tempo compromette equilibrio e vitalità.

I numeri confermano questa tendenza. Quasi un italiano su due riferisce episodi frequenti di ansia, mentre oltre un quarto dichiara di dormire poco e male. L’insonnia riguarda circa il 10% del campione e una quota significativa ammette di trascurare l’alimentazione. A emergere è un quadro in cui il disagio psicologico e fisico si intrecciano, incidendo sulla qualità della vita.

Le differenze tra gruppi demografici sono evidenti. Le donne risultano maggiormente esposte a stress e disturbi del sonno, probabilmente a causa del carico combinato di responsabilità lavorative e familiari. Tra i giovani adulti, invece, il disagio assume una dimensione ancora più marcata: oltre un quarto degli under 35 si sente sopraffatto ogni giorno, segnale di una vulnerabilità crescente legata anche a pressione sociale, incertezza economica e iperconnessione digitale.

Un aspetto interessante riguarda la percezione stessa di salute. Per la maggioranza degli intervistati, essere in salute significa principalmente non avere malattie o dolore fisico. Tuttavia, più della metà riconosce anche l’importanza del benessere mentale ed emotivo, indicando un progressivo superamento della tradizionale separazione tra corpo e mente.

Questo cambiamento è coerente con le evidenze scientifiche della psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia le interazioni tra sistema nervoso, endocrino e immunitario. Stress ed emozioni non gestite, infatti, possono tradursi in sintomi fisici concreti, contribuendo a infiammazione cronica, riduzione delle difese immunitarie e aumento del rischio di patologie.

Nonostante una diffusa consapevolezza sull’importanza della salute mentale – ritenuta prioritaria dalla quasi totalità degli intervistati – la sua gestione resta difficile nella pratica quotidiana. Il paradosso è evidente: si riconosce il problema, ma mancano tempo, energie e strumenti per affrontarlo.

Secondo Persico, il primo passo consiste nel recuperare piccoli spazi di attenzione verso sé stessi, anche attraverso pratiche semplici come la respirazione consapevole. Micro-interventi quotidiani possono rappresentare un punto di partenza per interrompere il circolo dello stress continuo.

I dati delineano quindi uno scenario chiaro: gli italiani non si percepiscono gravemente malati, ma nemmeno realmente in salute. Una condizione intermedia che rischia di diventare la nuova norma e che, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, richiama l’urgenza di ripensare il concetto stesso di benessere, riportandolo a una dimensione più completa e sostenibile.

Commenti

I Correlati

Indagine SWG: un paziente su due fatica ad accedere alle cure, il 40% non conosce la Legge 38. A 16 anni dalla norma, resta il divario tra diritto e presa in carico.

La Cgil avvia la raccolta firme per rafforzare il Ssn e portare la spesa al 7,5% del Pil. Obiettivi ambiziosi che riaprono il confronto su risorse, ruolo del privato e tenuta dei conti pubblici.

L’associazione delle imprese sanitarie chiede più integrazione nel sistema. Ma i 46 miliardi di spesa diretta delle famiglie raccontano anche un accesso sempre più selettivo alle cure.

Ti potrebbero interessare

Cambiamenti climatici e antibiotico-resistenza: la siccità può favorire la selezione di batteri resistenti. Lo studio su Nature Microbiology rafforza l’approccio One Health.

Acqua e salute globale: 1,4 milioni di morti l’anno da fonti contaminate. Il cambiamento climatico modifica la diffusione delle malattie e impone un approccio One Health.