
La Cgil avvia la raccolta firme per rafforzare il Ssn e portare la spesa al 7,5% del Pil. Obiettivi ambiziosi che riaprono il confronto su risorse, ruolo del privato e tenuta dei conti pubblici.
Rilanciare il Servizio sanitario nazionale riportandolo al centro delle politiche pubbliche, aumentando le risorse e rafforzando gli organici. È questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare che la Cgil si prepara a lanciare a livello nazionale, con l’avvio della raccolta firme previsto per la fine di aprile e il coinvolgimento di una rete di oltre 130 associazioni.
A presentare i contenuti dell’iniziativa è stata la segretaria nazionale Daniela Barbaresi, che ha indicato con chiarezza la direzione della proposta: riportare il finanziamento del sistema sanitario a un livello coerente con i bisogni di salute, fissando come obiettivo una spesa pari al 7,5% del Pil entro il 2030.
Il punto, nella lettura della Cgil, è ribaltare l’impostazione che negli ultimi anni ha portato ad adeguare l’offerta sanitaria alle risorse disponibili, anziché ai bisogni. Da qui la richiesta di un rafforzamento strutturale del finanziamento pubblico e di un piano straordinario di assunzioni, stimato in circa 36 mila unità tra infermieri, operatori sociosanitari, psicologi e assistenti sociali, necessari - secondo il sindacato - per rendere operative le strutture territoriali previste dal Pnrr, a partire dalle Case di comunità.
Risorse, pubblico e ruolo del privato: il perimetro della proposta
La proposta non si limita al tema del finanziamento, ma interviene anche sul perimetro del sistema, ponendo un limite alla crescita della spesa per le prestazioni erogate dai soggetti privati accreditati, che secondo la Cgil non dovrebbe superare i livelli del 2024. Si tratta di un passaggio che introduce un elemento di discontinuità nel dibattito, riportando al centro una visione fortemente orientata al governo pubblico dell’offerta sanitaria.
In questo senso, l’iniziativa sindacale definisce una linea chiara: rafforzare il Ssn come infrastruttura principale di tutela del diritto alla salute, contenendo il ricorso al privato e puntando su una maggiore capacità interna del sistema di rispondere alla domanda di assistenza.
Obiettivi ambiziosi e vincoli di contesto
La proposta si inserisce pienamente negli strumenti di partecipazione previsti dall’ordinamento e contribuisce a riaprire il confronto sul finanziamento della sanità. Allo stesso tempo, pone interrogativi rilevanti sul piano della sostenibilità.
L’obiettivo del 7,5% del Pil implica, come abbiamo visto, un incremento strutturale della spesa sanitaria di dimensioni consistenti, in un contesto in cui la finanza pubblica è sottoposta a pressioni crescenti legate al rallentamento economico, all’inflazione e alle tensioni internazionali. In questo quadro, il tema non è solo la definizione degli obiettivi, ma la loro concreta realizzabilità.
Il rischio è che il confronto si sviluppi su un piano programmatico senza che siano esplicitate le modalità di copertura delle risorse necessarie, spostando il dibattito su un livello di principio che definisce perfettamente la direzione politica, senza però chiarire le condizioni operative per raggiungerla.
Tra rilancio del sistema e sostenibilità dei conti
La proposta della Cgil intercetta la crisi di sistema del Servizio sanitario nazionale nel garantire universalità ed equità in un contesto di domanda crescente e risorse limitate. Allo stesso tempo, riporta al centro una questione di fondo: il rapporto tra diritto alla salute e vincoli di finanza pubblica, rafforzati anche dal principio costituzionale dell’equilibrio di bilancio.
In un contesto di crescente polarizzazione del dibattito pubblico, il tema della sanità torna quindi centrale anche sul piano politico: resta da capire se - e soprattutto come - queste proposte potranno tradursi in misure concretamente attuabili.
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