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Malattie immuno-mediate e tumori: cresce il rischio, studio italiano accende i riflettori sulla prevenzione

Reumatologia Annalucia Migliozzi | 01/04/2026 13:00

Prima analisi nazionale su oltre 350mila pazienti: necessarie sorveglianza oncologica precoce e strategie personalizzate

Le malattie infiammatorie immuno-mediate potrebbero rappresentare un fattore rilevante di rischio oncologico. A evidenziarlo è il primo studio italiano su larga scala pubblicato sulla rivista Cancers, che analizza il legame tra queste patologie e l’insorgenza di tumori, aprendo nuove prospettive per la prevenzione e la gestione clinica.

La ricerca, promossa dal Gruppo di Onco-Reumatologia del Collegio Reumatologi Italiani, ha coinvolto oltre 356mila pazienti ospedalizzati, seguiti per cinque anni. Tra questi, circa 55mila erano affetti da malattie immuno-mediate (IMID), tra cui artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico e sindrome di Sjögren.

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Rischio oncologico più elevato

I risultati mostrano un’associazione significativa tra IMID e sviluppo di neoplasie. In particolare, è emerso un incremento del rischio per tumori del polmone e della vescica, oltre che per leucemie, linfomi e melanoma.

Un dato rilevante riguarda le differenze tra patologie: i pazienti con malattie diffuse del tessuto connettivo presentano un rischio oncologico più marcato rispetto a quelli con artrite reumatoide. Questo suggerisce un ruolo specifico dei meccanismi infiammatori e immunitari nella genesi tumorale.

Il ruolo dell’infiammazione cronica

Secondo gli autori, il legame tra queste condizioni e il cancro potrebbe essere spiegato dall’infiammazione persistente, che nel tempo altera i processi cellulari e favorisce la trasformazione neoplastica. L’andamento temporale osservato nello studio indica inoltre che il rischio tende a essere più elevato nelle fasi iniziali della malattia.

Questo elemento rafforza l’importanza di intervenire precocemente con terapie antinfiammatorie adeguate, in grado di ridurre l’attività di malattia e potenzialmente anche il rischio oncologico.

Sorveglianza e medicina personalizzata

Alla luce dei risultati, i ricercatori sottolineano la necessità di implementare protocolli di monitoraggio oncologico più stringenti per i pazienti con IMID, soprattutto nel primo anno dalla diagnosi.

Tra le priorità future emerge anche l’identificazione di biomarcatori predittivi, utili a individuare i soggetti più a rischio e a modulare le strategie terapeutiche.

Verso un nuovo approccio integrato

Lo studio rappresenta un passo avanti nel campo emergente dell’onco-reumatologia, disciplina che integra competenze oncologiche e reumatologiche per gestire patologie complesse e interconnesse.

Le evidenze raccolte potrebbero contribuire alla definizione di nuove linee guida cliniche, orientate a migliorare gli esiti di salute attraverso approcci sempre più personalizzati.

In un contesto in cui le malattie croniche infiammatorie sono in aumento, comprendere e gestire il rischio oncologico associato diventa una priorità per il sistema sanitario e per la pratica clinica quotidiana.

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