
In vista della Giornata mondiale del 2 maggio, la SIR richiama l’attenzione su sintomi extra-articolari, nuove terapie e necessità di diagnosi precoce.
Un dolore lombare che persiste per mesi, peggiora durante la notte e migliora con il movimento. Spesso viene interpretato come un comune mal di schiena, ma può essere il segnale d’esordio della spondiloartrite assiale, patologia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto giovani adulti e che può rimanere non riconosciuta anche per 8-10 anni.
In Italia si stimano circa 15 nuovi casi ogni 100.000 abitanti ogni anno, pari a oltre 8.000-9.000 diagnosi. Numeri che riportano l’attenzione sulla difficoltà di intercettare precocemente la malattia, tema centrale della Giornata mondiale 2026 del 2 maggio, intitolata "Not only back pain".
"La spondiloartrite assiale è una famiglia di patologie sistemiche che non riguarda solo la colonna vertebrale", sottolinea Andrea Doria, presidente della Società Italiana di Reumatologia e docente all’Università di Padova. Oltre allo scheletro assiale, possono essere coinvolti articolazioni periferiche e diversi organi, con esordio tipico in età giovane-adulta.
Tra le manifestazioni associate figurano uveiti, malattie infiammatorie intestinali come Crohn e rettocolite ulcerosa e psoriasi. Un quadro clinico eterogeneo che richiede il coinvolgimento di più specialisti e una forte integrazione tra reumatologia, gastroenterologia, dermatologia e oculistica.
Le opzioni terapeutiche oggi disponibili permettono un controllo più efficace della malattia. Ai FANS, prima linea nel trattamento del dolore infiammatorio, si affiancano i farmaci biologici come inibitori del TNF e dell’interleuchina-17, oltre a nuove molecole come gli inibitori JAK. L’obiettivo è raggiungere una remissione stabile, pur in assenza di una guarigione definitiva.
Fondamentale anche il ruolo dello stile di vita: attività fisica regolare a basso impatto, come nuoto e ciclismo, insieme a esercizi di stretching e un’alimentazione di tipo mediterraneo, possono contribuire al controllo dei sintomi.
Resta centrale il tema della diagnosi precoce. Il dolore lombare infiammatorio presenta caratteristiche specifiche che lo distinguono da quello meccanico, ma spesso non viene riconosciuto tempestivamente. Per questo è cruciale il ruolo dei medici di medicina generale nel riconoscere i segnali di allarme e indirizzare i pazienti allo specialista.
La ricerca sta inoltre ampliando la comprensione dei meccanismi della malattia, dal ruolo del gene HLA-B27 ai fattori ambientali, fino alle possibili implicazioni del microbiota intestinale e di altri distretti nell’attivazione dei processi infiammatori.
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