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Arte e archeologia in corsia: al Pausilipon nasce il progetto “Igea” per i piccoli pazienti

Oncologia Annalucia Migliozzi | 01/04/2026 13:07

Portare la bellezza dell’arte e della storia nei luoghi di cura per trasformare il tempo del ricovero in un’opportunità di crescita. È questo l’obiettivo del progetto “Igea. L’arte che cura”, promosso dall’AORN Santobono Pausilipon insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli.

L’iniziativa, avviata presso il polo oncologico pediatrico dell’ospedale napoletano, punta ad avvicinare i piccoli pazienti al patrimonio storico-artistico della città attraverso attività educative e laboratoriali.

Un percorso tra teoria e creatività

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Il progetto prevede cinque incontri condotti da funzionari della Soprintendenza, strutturati in una doppia fase: una parte teorica dedicata alla scoperta dei beni culturali e una pratica, pensata per stimolare creatività e partecipazione attiva.

I bambini e i ragazzi coinvolti avranno così l’opportunità di conoscere da vicino il mondo dell’arte, dell’archeologia, dell’architettura e del restauro, diventando simbolicamente “giovani funzionari” impegnati nella tutela del patrimonio.

Dall’ospedale alla città

Al termine del ciclo di incontri sono previste anche visite didattiche in alcuni luoghi simbolo di Napoli, tra cui il Parco archeologico del Pausilypon e le Terme romane di via Terracina. Un modo per collegare l’esperienza in corsia alla scoperta diretta del territorio.

Cultura e cura: un binomio possibile

L’iniziativa nasce con l’intento di dare valore al tempo del ricovero, spesso vissuto come una pausa forzata dalla quotidianità. Attraverso il progetto, questo tempo diventa invece occasione di apprendimento, immaginazione e condivisione.

La collaborazione tra istituzioni sanitarie e culturali rappresenta un esempio concreto di integrazione tra cura e benessere, dove anche l’arte può contribuire al percorso dei pazienti.

Un progetto pionieristico

“Igea” si distingue per il suo carattere innovativo: porta competenze altamente specialistiche – come quelle di archeologi, restauratori e storici dell’arte – direttamente ai bambini in cura, rendendo accessibile un patrimonio complesso e prezioso.

Un’esperienza che dimostra come la cultura possa diventare parte integrante dell’assistenza, contribuendo a migliorare la qualità della vita anche nei momenti più delicati.

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