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Sanità digitale ancora incompleta: sistemi obsoleti e non integrati mettono a rischio cure e pazienti

Sanità Digitale Annalucia Migliozzi | 02/04/2026 12:17

La trasformazione digitale della sanità procede, ma resta incompleta. Il vero ostacolo non è più l’adozione delle tecnologie, bensì la presenza diffusa di sistemi informatici obsoleti e non integrati, che incidono sull’efficienza dei servizi e sulla sicurezza delle cure.

A evidenziarlo è l’ultimo report sul settore sanitario diffuso da SOTI, secondo cui quasi la metà delle organizzazioni sanitarie italiane (47%) si trova a gestire frequenti problemi tecnologici o interruzioni dei dispositivi IoT e di teleassistenza, con conseguenze dirette sulla tempestività degli interventi.

Tecnologie diffuse, ma poco integrate

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Oggi la sanità utilizza ampiamente strumenti digitali: il 98% delle strutture in Italia e il 99% a livello globale dichiara di fare uso di dispositivi connessi e soluzioni di telemedicina. Tuttavia, questo non basta a garantire un sistema realmente efficiente.

Il 92% dei responsabili IT italiani segnala infatti criticità legate ai sistemi legacy, mentre il 65% delle organizzazioni continua a utilizzare piattaforme non integrate e datate per la gestione dei dispositivi medici.

Una frammentazione che si traduce in inefficienze operative e difficoltà nel garantire continuità assistenziale.

Il peso della complessità tecnologica

L’introduzione massiva di dispositivi mobili – tra smartphone, tablet, laptop e strumenti sanitari connessi – ha semplificato alcuni processi, ma ha anche aumentato la complessità per i reparti IT.

Secondo il report:

  • il 29% del personale IT in Italia ha difficoltà a distribuire e gestire nuovi dispositivi;
  • la stessa quota non riesce a fornire assistenza da remoto in modo efficace;
  • il 39% impiega troppo tempo nella risoluzione dei problemi tecnici.

Queste criticità incidono direttamente sulla qualità del servizio e sull’efficienza dei flussi di lavoro.

Cartelle cliniche elettroniche ancora frenate

Un altro nodo riguarda la digitalizzazione dei dati sanitari. Per il 27% delle organizzazioni italiane, i sistemi legacy rappresentano un ostacolo concreto all’adozione e all’integrazione delle cartelle cliniche elettroniche.

In un contesto in cui la gestione dei dati è centrale per la continuità delle cure, questa limitazione rischia di rallentare ulteriormente l’evoluzione del sistema sanitario.

La necessità di un cambio di paradigma

Il quadro che emerge è chiaro: investire in nuove tecnologie non è sufficiente. Serve un approccio più strutturato, capace di integrare sistemi e processi e di garantire una gestione centralizzata dei dispositivi.

Tra le soluzioni indicate, l’adozione di strategie di Enterprise Mobility Management (EMM) potrebbe consentire di monitorare e gestire da remoto le infrastrutture digitali, ridurre i tempi di inattività e migliorare l’efficienza operativa.

Verso una sanità più efficiente e sicura

La sanità è già tecnologica, ma non ancora pienamente digitale. Il passaggio decisivo sarà quello dall’innovazione frammentata a un ecosistema integrato, capace di supportare davvero medici e pazienti.

Solo attraverso infrastrutture moderne e una gestione più efficace delle tecnologie sarà possibile trasformare la digitalizzazione in un reale miglioramento dell’assistenza, rendendo le cure più rapide, sicure e sostenibili.


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