
Un nuovo studio suggerisce che i sintomi persistenti del Long Covid potrebbero derivare da una reazione autoimmune innescata dall’infezione da Sars-CoV-2.
Un recente studio condotto dai ricercatori delle università di Utrecht e Amsterdam ha fatto luce su un possibile meccanismo che potrebbe spiegare i disturbi legati al Long Covid, svelando un collegamento con l’autoimmunità. Pubblicata su Cell Reports Medicine, la ricerca indica che in alcuni pazienti la condizione potrebbe essere conseguenza di un’attivazione anomala del sistema immunitario, che attacca erroneamente il proprio corpo.
Il Long Covid è caratterizzato dalla persistenza di sintomi debilitanti come dolore e stanchezza, che non scompaiono nemmeno dopo la guarigione dall’infezione iniziale.
I risultati dell’esperimento sono sorprendenti: quando queste IgG sono state iniettate in topi, gli animali hanno manifestato un aumento della sensibilità al dolore e alla temperatura, esibendo una reazione più rapida quando esposti a superfici calde rispetto ai topi trattati con anticorpi provenienti da persone senza Long Covid. Questa ipersensibilità potrebbe spiegare uno dei sintomi più comuni del Long Covid, ovvero il dolore cronico.
Ulteriori test hanno confermato che l’effetto persisteva anche nel tempo, quando sono state utilizzate IgG prelevate da 19 pazienti che continuano a soffrire di Long Covid. "Abbiamo trovato evidenza che gli autoanticorpi restano nel corpo dei pazienti anche a distanza di tempo", afferma Charles Nicaise, ricercatore dell’Università di Namur in Belgio, che ha collaborato allo studio.
Questo lavoro aggiunge un importante tassello alla comprensione del Long Covid, suggerendo che il trattamento della malattia potrebbe beneficiare di approcci focalizzati sulla modulazione della risposta immunitaria e sul controllo degli autoanticorpi. La ricerca continua a esplorare come queste scoperte possano aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per affrontare le devastanti conseguenze del Long Covid.
La menopausa rappresenta una fase di profonda transizione biologica per l’organismo femminile, con ripercussioni significative anche a livello cutaneo.
Con l’avanzare dell’età, e in particolare durante la menopausa, il tessuto mammario subisce profonde trasformazioni biologiche che possono favorire l’insorgenza e la diffusione delle cellule tumorali.
La stagione influenzale 2025-2026 si avvia alla conclusione con circa 12,6 milioni di casi. Resta il tema delle coperture vaccinali negli over 65, ben lontane dall’obiettivo minimo del 75% e dal target ottimale del 95%.
Le tecnologie laser applicate alla chirurgia toracica offrono nuove soluzioni mini-invasive per il trattamento delle ostruzioni delle vie aeree.
Influenza e virus respiratori in aumento: quasi un milione di casi in una settimana. Dati ISS e interrogazione al ministro sulla strategia di prevenzione.
Commenti