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Antidolorifici più efficaci e con minori effetti collaterali

Farmaci Lucia Oggianu | 13/04/2026 17:02

Uno studio dell’Università di Padova individua nuovi meccanismi per farmaci più selettivi, puntando su un recettore “parente” degli oppioidi ma con funzioni proprie

Capire meglio come agisce il dolore e come può essere modulato apre la strada a terapie più mirate e tollerabili. È in questa direzione che si muove una ricerca coordinata dall’Università di Padova, appena pubblicata sul British Journal of Pharmacology, che offre nuove prospettive per lo sviluppo di analgesici di nuova generazione, potenzialmente più efficaci e con meno effetti indesiderati.

Il ruolo della nocicettina nella modulazione del dolore

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Al centro dello studio c’è la nocicettina/orfanina Fq, un neuropeptide prodotto naturalmente dall’organismo e coinvolto nella regolazione di diverse funzioni a livello del sistema nervoso centrale. Questa molecola esercita la sua azione attraverso il recettore Nop, appartenente alla stessa famiglia dei recettori oppioidi ma caratterizzato da proprietà farmacologiche distinte.

Analizzando in dettaglio questo sistema, i ricercatori hanno approfondito i meccanismi neurobiologici che regolano l’effetto analgesico mediato dal recettore Nop, contribuendo anche a chiarirne il possibile ruolo nei processi legati ad ansia e depressione. Un filone di ricerca che amplia lo sguardo oltre il solo controllo del dolore.

Uno sguardo più profondo

Per studiare il comportamento del recettore Nop, il team di ricerca ha adottato un approccio innovativo noto come transduceromics. Questa metodologia consente di analizzare in modo sistematico tutte le vie di segnalazione attivate all’interno della cellula dopo il legame tra una molecola e il suo recettore, offrendo una mappa funzionale molto più completa rispetto alle analisi tradizionali. L’utilizzo di questo approccio ha permesso di osservare come differenti molecole, pur agendo sullo stesso bersaglio, siano in grado di attivare risposte biologiche diverse, un aspetto cruciale per lo sviluppo di farmaci più selettivi.

Selettività funzionale verso terapie più mirate

Lo studio si inserisce nel campo della selettività funzionale, un concetto chiave della farmacologia moderna. Non tutti i ligandi producono lo stesso effetto: anche legandosi allo stesso recettore, possono indirizzare la risposta cellulare lungo percorsi differenti, con ricadute importanti su efficacia terapeutica ed effetti collaterali. Come spiega Davide Malfacini, primo autore della ricerca: "Questo risultato rappresenta un primo passo verso un nuovo livello di complessità nell’analisi farmacologica dei recettori. Capire in modo più fine come molecole diverse modulino uno stesso bersaglio potrà aiutare, in un futuro non lontano, a orientare lo sviluppo di farmaci più selettivi, con un migliore equilibrio tra efficacia e tollerabilità".

L’impronta accademica

Alla ricerca hanno contribuito anche l’Università di Ferrara, che ha sviluppato alcuni dei composti analizzati, e la società statunitense Astraea Therapeutics, a conferma del carattere collaborativo e internazionale del progetto. Il lavoro coordinato dal Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università di Padova rappresenta così un tassello importante nella comprensione dei meccanismi molecolari alla base del dolore e apre nuove possibilità per la progettazione di analgesici più sicuri, in grado di superare alcuni dei limiti delle terapie oggi disponibili.

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