|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Alzheimer, la prevenzione passa dal piatto

Più verdure, zero ultraprocessati: cambiare dieta dopo i 50 anni riduce i rischi fino al 25%
Malattie neurodegenerative

Lo studio

La ricerca, pubblicata sulla rivista Neurology e guidata da Unhee Lim dell’Università delle Hawaii, ha analizzato i dati di circa 93.000 individui appartenenti a diverse etnie, seguiti per un periodo di dieci anni. L’obiettivo era valutare la relazione tra modelli alimentari e incidenza di Alzheimer e demenze correlate.

pubblicità

I risultati indicano che una dieta caratterizzata da un elevato consumo di verdura e frutta, un apporto limitato di carni e soprattutto l’eliminazione di zuccheri e alimenti altamente processati si associa a una riduzione significativa del rischio neurodegenerativo, anche se adottata in età non più giovane.

Meno cibi raffinati, meno demenza

I partecipanti che hanno progressivamente abbandonato cibi raffinati e considerati poco salutari hanno mostrato, al termine del follow-up, un rischio di sviluppare Alzheimer o altre forme di demenza inferiore dell’11% rispetto a chi ha mantenuto un’alimentazione meno attenta.

Secondo gli autori, il dato è rilevante perché dimostra che "il miglioramento della qualità complessiva della dieta, anche in età avanzata, può tradursi in benefici misurabili per la salute cognitiva".

Il paradosso di chi mangia verdure ma non rinuncia agli zuccheri

Ancora più interessante è il risultato osservato negli over 50 che, pur consumando regolarmente frutta e verdura, hanno continuato ad assumere alimenti raffinati e zuccherati. In questo gruppo il rischio di sviluppare una forma di demenza è risultato superiore del 25%.

Un dato che ribalta una convinzione diffusa: "Non basta aggiungere cibi sani se non si eliminano quelli dannosi". La ricerca sottolinea infatti che i benefici delle verdure possono essere annullati da un’elevata presenza di zuccheri semplici e prodotti ultraprocessati, spesso ricchi di grassi di bassa qualità e ad alto indice glicemico.

Il modello alimentare che protegge il cervello

Il messaggio finale dello studio è chiaro: la prevenzione delle demenze non si basa su singoli alimenti, ma su un modello nutrizionale complessivo. Oltre a verdure, frutta e proteine vegetali, la dieta dovrebbe includere cereali integrali, legumi, frutta secca, oli vegetali, tè e caffè.

Allo stesso tempo, vanno esclusi "tutti gli alimenti ultraprocessati e altamente glicemici", che sembrano favorire meccanismi infiammatori e metabolici potenzialmente dannosi per il cervello nel lungo periodo.

Lo studio rafforza l’idea che l’alimentazione sia uno strumento di prevenzione accessibile e modificabile anche in età matura. Un’informazione cruciale in un contesto di invecchiamento della popolazione, in cui l’Alzheimer rappresenta una delle sfide sanitarie più rilevanti.

Cambiare cosa si mette nel piatto, suggeriscono i ricercatori, può non solo migliorare la salute generale, ma anche "ridurre in modo concreto il rischio di declino cognitivo negli anni successivi". Una scelta quotidiana che può fare la differenza.

Malattie neurodegenerative
Commenti

I Correlati

Demenze, anche piccoli sgarri nella dieta possono incidere sul cervello
Malattie neurodegenerative
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Microplastiche e Sla, trovata un'associazione nel sistema nervoso
Ricerca
Microplastiche e Sla, trovata un'associazione nel sistema nervoso
Lo studio italiano ha misurato nano e microplastiche nel liquor cerebrale dei pazienti, aprendo nuove domande sul loro possibile ruolo nelle malattie neurodegenerative
Alzheimer, il tempo della diagnosi può cambiare il futuro: dal Vaticano un appello per pazienti e caregiver
Malattie neurodegenerative
Alzheimer, il tempo della diagnosi può cambiare il futuro: dal Vaticano un appello per pazienti e caregiver
Nuove terapie, accesso ai biomarcatori, sostegno alle famiglie e reti territoriali più forti: istituzioni, neurologi e associazioni chiedono di fare dell'Alzheimer una priorità nazionale
Ricerca sull’Alzheimer, Airalzh: sostenere la scienza significa investire nel futuro della salute
Malattie neurodegenerative
Ricerca sull’Alzheimer, Airalzh: sostenere la scienza significa investire nel futuro della salute
Al convegno istituzionale dedicato all’Alzheimer, Airalzh ETS richiama l’attenzione sul valore strategico della ricerca scientifica. L’associazione chiede investimenti continuativi e una collaborazione stabile tra istituzioni, comunità scientifica, i

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.