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Anemia e cervello: un legame che preoccupa nella terza età

Malattie neurodegenrative Lucia Oggianu | 24/04/2026 12:30

Negli over 60 l’emoglobina bassa si associa a un rischio più alto di demenza e a biomarcatori dell’Alzheimer

L’anemia, una condizione spesso sottovalutata negli anziani, potrebbe avere conseguenze ben più serie della semplice stanchezza. Un ampio studio italo-svedese suggerisce che bassi livelli di emoglobina siano collegati a un aumento significativo del rischio di demenza e a segnali biologici tipici della malattia di Alzheimer.

Lo studio Sapienza-Karolinska

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La ricerca, condotta dalla Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicata su Jama Network Open, ha seguito nel tempo 2.282 persone di età pari o superiore a 60 anni, inizialmente senza diagnosi di demenza. I partecipanti, tutti residenti a Stoccolma, sono stati monitorati per oltre dieci anni con controlli periodici ogni 3-6 anni, durante i quali sono stati misurati sia i livelli di emoglobina sia diversi biomarcatori ematici associati alle malattie neurodegenerative.

Un rischio di demenza aumentato del 66%

L’analisi dei dati ha mostrato un risultato netto: le persone che presentavano anemia all’inizio dello studio avevano una probabilità del 66% più alta di sviluppare demenza nel corso del follow-up. In totale, 362 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di demenza durante il periodo di osservazione. "I nostri dati indicano che l’anemia non è solo una condizione ematologica, ma può rappresentare un importante fattore di rischio per la salute del cervello in età avanzata", spiegano i ricercatori.

Il legame con i biomarcatori dell’Alzheimer

Oltre all’aumento del rischio clinico, lo studio ha evidenziato una correlazione significativa tra bassi livelli di emoglobina e concentrazioni più elevate nel sangue di biomarcatori tipici della malattia di Alzheimer. Tra questi, proteine associate al danno neuronale e ai processi infiammatori. "Abbiamo osservato che l’anemia si accompagna a segnali biologici coerenti con una neurodegenerazione in atto, anche prima della comparsa dei sintomi", sottolineano gli autori. L’associazione è risultata particolarmente marcata negli uomini rispetto alle donne.

Perché l’anemia può danneggiare il cervello

L’ipotesi principale avanzata dagli studiosi riguarda la ridotta ossigenazione cerebrale cronica. L’emoglobina, infatti, è essenziale per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti, e una sua carenza protratta nel tempo potrebbe esporre il cervello a uno stress persistente. "La mancanza di ossigeno può compromettere i vasi sanguigni cerebrali e favorire, lentamente, la perdita di neuroni", spiegano i ricercatori. Studi di imaging precedenti supportano questa teoria, mostrando negli individui anemici una riduzione del volume cerebrale e segni di danno tissutale.

Una condizione comune da non trascurare

L’anemia colpisce circa una persona su dieci tra gli over 65 e si manifesta con sintomi spesso considerati aspecifici, come affaticamento, pallore e mancanza di fiato. I risultati di questo studio suggeriscono però che riconoscere e trattare tempestivamente la condizione potrebbe avere un impatto che va ben oltre il benessere fisico. "Identificare l’anemia negli anziani potrebbe offrire una finestra di opportunità per prevenire o ritardare il declino cognitivo", concludono gli esperti, sottolineando l’importanza di un approccio integrato alla salute dell’anziano.

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