
Numeri in aumento e assistenza ancora disomogenea
Quasi un milione di persone vive l’impatto diretto o indiretto della malattia di Parkinson. In occasione della Giornata mondiale dell’11 aprile, l’Istituto superiore di sanità e la Confederazione Parkinson Italia accendono i riflettori su diseguaglianze territoriali, bisogni assistenziali e nuovi strumenti per uniformare la presa in carico.
Una malattia che coinvolge pazienti e famiglie
La malattia di Parkinson non riguarda solo chi ne è colpito direttamente, ma investe un intero sistema familiare e sociale. In Italia sono circa 300mila le persone che convivono con la diagnosi, mentre oltre 600mila sono i familiari coinvolti nell’assistenza. In totale, quasi un milione di cittadini è toccato da vicino dalla patologia, con numeri destinati a crescere: secondo le stime, entro il 2050 i casi potrebbero raddoppiare.
Il Parkinson rappresenta oggi la seconda patologia neurodegenerativa per impatto sanitario e sociale, con un costo complessivo annuo stimato in circa 8,8 miliardi di euro. Un peso economico che riflette la complessità della gestione clinica, farmacologica e riabilitativa, ma anche il carico assistenziale sulle famiglie.
Un’assistenza ancora "a macchia di leopardo"
A fronte di un impatto così rilevante, l’organizzazione delle cure resta disomogenea sul territorio nazionale. È quanto emerge dal censimento nazionale sui Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) condotto dal Tavolo di lavoro promosso dalla Confederazione Parkinson Italia, che coinvolge associazioni di pazienti, società scientifiche, istituzioni ed esperti di diverse professionalità.
Ad oggi, risultano disponibili solo 21 documenti di Pdta, di cui appena 8 a livello regionale, un dato che evidenzia come l’accesso alle cure, i tempi di diagnosi e le strategie terapeutiche possano variare significativamente da una zona all’altra del Paese.
Le prime linee di indirizzo nazionali dell’Iss
Per colmare queste diseguaglianze, l’Istituto superiore di sanità ha recentemente elaborato le prime linee di indirizzo nazionali per i Pdta del Parkinson. Un passaggio considerato cruciale per favorire una gestione più uniforme e appropriata della malattia.
"Questo strumento potrà consentire, insieme alla stesura di Pdta di qualità, di superare quelle diseguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e nei tempi di diagnosi e nelle condotte terapeutiche sia farmacologiche che riabilitative", ha spiegato Rocco Bellantone, presidente dell’Iss.
Il documento sarà portato nelle prossime settimane all’esame della Conferenza Unificata, con l’obiettivo di favorirne l’adozione su scala nazionale.
Una grande indagine sui bisogni dei pazienti
Tra i progressi più recenti, annunciati in vista della Giornata mondiale del Parkinson dell’11 aprile, figura anche la definizione di un protocollo di studio per la più ampia indagine nazionale mai realizzata in Italia sui bisogni clinico-assistenziali delle persone con Parkinson e dei loro familiari.
L’obiettivo è raccogliere dati sistematici e aggiornati per orientare in modo più efficace la programmazione sanitaria e l’organizzazione dei servizi, tenendo conto non solo degli aspetti clinici, ma anche delle esigenze sociali e assistenziali.
Verso l’aggiornamento delle linee guida
L’impegno dell’Iss riguarda anche il versante scientifico e clinico. "L’Istituto superiore di sanità si sta impegnando per poter realizzare l’aggiornamento delle linee guida sulla diagnosi e trattamento della malattia di Parkinson che risalgono ormai al 2013", ha concluso Bellantone. Un aggiornamento atteso, alla luce dell’evoluzione delle conoscenze e dell’approccio multidisciplinare sempre più necessario per affrontare una patologia complessa, cronica e in crescita come il Parkinson.
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