
Sono un Pierino. Continuo a dire che il marketing farmaceutico così com’è non funziona.
Lo dicevo dieci anni fa, lo dicevo cinque anni fa, lo dicevo durante il Covid. E oggi lo dico ancora, ai tempi dell’intelligenza artificiale.
Perché il problema non è la tecnologia. Il problema è (se) come la stiamo usando.
Il grande equivoco: usare l’AI non (necessariamente) significa trasformarsi
Oggi tutte le aziende farmaceutiche dichiarano di usare l’intelligenza artificiale. Dashboard, modelli, piattaforme, generazione di contenuti. Forse voi ritenete di usarla personalmente perché domandate a ChatGPT di organizzare il viaggio in Danimarca.
Ma fermiamoci un attimo. Quante aziende (e quanti di voi) hanno davvero cambiato:
La risposta, nella mia esperienza, è semplice: pochissime. La maggior parte ha semplicemente aggiunto uno strumento sopra un modello che resta identico. O un giocattolino che usa per farci quattro chiacchiere.
Il punto non è l’AI. È il comportamento.
Se c’è una cosa che dobbiamo finalmente accettare è questa:
È la capacità di comprendere il comportamento. Ed è qui che occorre introdurre un cambio di paradigma fondamentale: non dobbiamo leggere i dati, dobbiamo (grazie ad AI) interpretare e prevedere le decisioni.
Perché il medico:
E soprattutto: non reagisce ai messaggi, ma al contesto in cui li riceve.
Il multichannel non è la soluzione
Per anni abbiamo costruito il mito del multichannel (e qualcuno non ci è ancora arrivato). Oggi possiamo dirlo con chiarezza: Il multichannel è il mezzo, non la soluzione. Moltiplicare i touchpoint senza capire il comportamento genera solo: rumore, dispersione, inefficienza.
Bonus: le 15 domande che fanno emergere la verità
Negli ultimi mesi ho iniziato a utilizzare un set di domande molto semplici per capire se un’azienda ha davvero integrato l’intelligenza artificiale o se sta semplicemente “giocando con la tecnologia”. Le condivido qui, perché credo siano utili a tutti.
1. L’AI è collegata ai sistemi core o è un progetto pilota (o nemmeno questo)?
2. Quali processi decisionali sono realmente automatizzati (partendo da zero)?
3. I modelli sono predittivi o solo descrittivi (o non sapete di che parlo)?
4. Esiste un sistema di Next Best Action sul singolo medico (ohhh)?
5. Lavorate per segmenti o per individui (intendo nella definizione del medico giusto, eh)?
6. Utilizzate agent AI autonomi o solo automazioni (sapete di che parlo)?
7. Avete sviluppato Digital Twin o modelli simulativi (vedo i volti sbiancarsi)?
8. Le personas sono dinamiche o statiche (Medical Personas®)?
9. L’AI integra variabili comportamentali o solo dati quantitativi (mi seguite)?
10. Il CRM suggerisce azioni o registra attività (registrando anche i verbatim delle interviste e analizzandoli)?
11. Sapete identificare davvero il medico giusto (o è l’informatore il tenutario della competenza)?
12. Riuscite a modificare come la struttura aziendale sta pensando (o la struttura non pensa)?
13. Definireste l’utilizzo dell’AI in azienda più un modello operativo o un tool (o un trastullo)?
14. Avete un sistema di governance centralizzato (o ognuno va per sé)?
15. Quanto avete investito in ore di formazione a partire dai capi fino all’intera struttura (si parte da zero)?
Il punto nell’ applicazione che nessuno vuole affrontare: la formazione.
Il salto dell’uso nel marketing farmaceutico è: dal dato al comportamento.
Il vero passaggio non è: da offline a digitale, da monocliente a multicanale. È da: dato → comportamento; segmento → individuo; campagna → orchestrazione adattiva.
Conclusione: la differenza tra chi vincerà e chi no? Nei momenti di trasformazione, la differenza non la fanno gli investimenti. La fanno le scelte.
Salvatore Ruggiero,
CEO Merqurio e Autore di:
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