
Assoutenti rilancia la proposta di Conf Salute: disomogeneità territoriali, contenziosi e incertezza sui LEA spingono verso un intervento nazionale su rette e quote
Caos interpretativo, contenziosi in crescita e forti disomogeneità territoriali. Torna al centro del confronto il sistema delle rette nelle RSA e della compartecipazione alla spesa, uno dei punti più critici nel rapporto tra Servizio sanitario nazionale, enti locali e famiglie.
A riaccendere il tema è Assoutenti, che rilancia un documento già inviato da Conf Salute - associazione di Confcommercio che rappresenta le imprese del comparto socio-sanitario - al Governo, alla Conferenza Stato-Regioni e ad Anci, chiedendo un intervento urgente per uniformare l’applicazione delle regole.
Un settore da 20 miliardi tra diseguaglianze e sostenibilità
Secondo gli ultimi dati Istat, i pazienti assistiti nelle RSA italiane sono circa 385mila, e il comparto vale tra i 15 e i 20 miliardi di euro annui. Numeri rilevanti che però convivono con criticità strutturali e forti squilibri territoriali.
Assoutenti evidenzia come circa il 30% degli ospiti non sia in grado di sostenere la compartecipazione richiesta, a fronte di rette medie di circa 1.900 euro mensili, che nelle strutture di fascia più alta possono arrivare fino a 3.000 euro.
A questo si aggiungono le disparità nell’offerta: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, mentre nel Sud si scende a 3,4, con evidenti differenze nell’accesso ai servizi.
Il nodo dei LEA e dell’inscindibilità tra cura e assistenza
Al centro della questione resta l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza, che distinguono tra prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale e prestazioni di lungoassistenza, soggette a compartecipazione.
Negli ultimi anni, tuttavia, questa distinzione è diventata sempre più controversa, in particolare sul principio di "inscindibilità tra cura e assistenza", spesso interpretato in modo non uniforme da Regioni e Comuni.
È proprio questa incertezza a generare un contenzioso crescente e a scaricare sulle famiglie una parte rilevante del rischio economico legato alla non autosufficienza.
La proposta di Conf Salute e il rilancio delle associazioni dei consumatori
Il documento elaborato da Conf Salute non propone una riforma del sistema, ma un intervento mirato sulla sua applicazione. Tra le richieste principali figurano un chiarimento interpretativo nazionale sui LEA attraverso linee guida condivise con le Regioni, la definizione di criteri omogenei per la quota sanitaria nelle RSA e un rafforzamento del Fondo per la non autosufficienza.
"Il problema delle RSA oggi non è la mancanza di norme ma la mancanza di chiarezza nella loro applicazione", ha evidenziato il presidente nazionale Luca Pallavicini, sottolineando la necessità di rendere il sistema "più uniforme, equo e sostenibile".
Su questa linea si inserisce l’appello di Assoutenti, che chiede al Governo di intervenire "stabilendo criteri univoci per l’accesso alle RSA su tutto il territorio nazionale, riportando trasparenza sul fronte delle rette e delle quote sanitarie e sociali ed eliminando qualsiasi dubbio sull’interpretazione delle norme".
Un tema che riapre il confronto Stato-Regioni
Il tema della compartecipazione nelle RSA si colloca all’incrocio tra competenze nazionali e responsabilità locali, e richiama direttamente il rapporto tra definizione dei LEA e loro applicazione sul territorio.
La richiesta di criteri uniformi e linee guida nazionali riporta quindi al centro il tema della governance del sistema, con un equilibrio ancora non pienamente stabilizzato tra indirizzo statale e autonomia regionale.
Ed è proprio su questo terreno che si gioca la possibilità di ridurre diseguaglianze e contenziosi, in un ambito – quello della non autosufficienza – destinato a crescere sotto la spinta dell’invecchiamento della popolazione.
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