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Riforma medicina generale, SMI: “Bene il doppio canale, ma servono confronto e gradualità”

Sindacato Annalucia Migliozzi | 28/04/2026 13:23

Sì al doppio canale organizzativo, ma senza accelerazioni e con un confronto preventivo con la categoria. È la posizione dello SMI sulla bozza di riforma della medicina generale, espressa dalla segretaria generale Pina Onotri.

Secondo il sindacato, il testo – se confermato – presenta diverse criticità che devono essere chiarite prima della promulgazione del decreto legge, a partire dal tema della “specializzazione”.

Nodo formazione e accesso alla professione

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Il riferimento alla specializzazione genera preoccupazione, poiché il corso di formazione specifica in medicina generale non è ancora formalmente equiparato a una specializzazione.

Per lo SMI, senza un chiarimento normativo si rischia di creare percorsi paralleli o figure ibride, con medici provenienti da ambiti diversi e un indebolimento dell’identità professionale. L’eventuale introduzione di una scuola di specializzazione dovrebbe quindi garantire l’equipollenza per chi è già formato, evitando “scorciatoie” attraverso specializzazioni ospedaliere.

Remunerazione e organizzazione

Altro punto critico riguarda la riforma della convenzione e il passaggio da una remunerazione basata sul numero di assistiti a una legata agli obiettivi. Una trasformazione che, secondo il sindacato, deve essere graduale e condivisa.

Lo SMI si dice disponibile a discutere anche l’introduzione della dipendenza per i medici di famiglia, ma a precise condizioni: accesso riservato a chi possiede la formazione specifica o la specializzazione in medicina di comunità, con pieno riconoscimento di equivalenza tra i percorsi.

Un cambiamento troppo rapido, avverte il sindacato, potrebbe avere effetti negativi, come l’uscita anticipata di professionisti dal sistema e un indebolimento dell’assistenza territoriale.

Il nodo Case di Comunità e PNRR

Nel dibattito entra anche il tema delle Case della Comunità, previste dal PNRR.

Secondo i dati Agenas, al momento risultano operative solo 66 strutture su oltre 1.700 programmate, con scadenze europee ravvicinate. Per lo SMI, il rischio è che l’urgenza della riforma sia legata proprio a questi obiettivi.

Il sindacato solleva inoltre dubbi sul modello organizzativo delle Case di Comunità, ritenuto simile alle precedenti Case della Salute, già criticate in passato.

Le richieste della categoria

Tra le priorità indicate dai medici di medicina generale, emerge la necessità di maggiori tutele contrattuali – ferie, malattia e diritti analoghi alla specialistica ambulatoriale – e di una riforma costruita in modo condiviso.

“La riforma non può prescindere dal confronto con la categoria”, ribadisce Onotri, sottolineando la necessità di evitare interventi affrettati che rischiano di compromettere equilibrio e qualità del sistema.

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