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Medicina su misura, serve un regista della cura: verso modelli integrati e personalizzati

Salute Annalucia Migliozzi | 29/04/2026 16:03

Dalla chirurgia rigenerativa ai percorsi multidisciplinari, cresce la necessità di un medico di riferimento per coordinare assistenza e terapie

Superare la frammentazione dell’assistenza e costruire percorsi di cura realmente integrati: è questa una delle principali sfide della medicina contemporanea. In un contesto sempre più orientato alla personalizzazione, emerge con forza la necessità di una figura clinica di riferimento capace di coordinare competenze diverse e accompagnare il paziente lungo l’intero iter terapeutico.

A sottolinearlo è il professor Carlo Tremolada, chirurgo plastico e maxillo-facciale e fondatore di Image Regenerative Clinic, secondo cui “non è il paziente che deve muoversi tra specialisti, ma il medico che deve costruire un percorso multidisciplinare dialogando con i colleghi”. Un cambio di paradigma che punta a rafforzare continuità assistenziale, appropriatezza e relazione di fiducia.

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La medicina su misura, in questa prospettiva, non si limita alla scelta del trattamento più idoneo, ma si estende all’organizzazione stessa della presa in carico. Il paziente viene inserito in un percorso strutturato, coerente e continuativo, in cui diagnosi, intervento e follow-up rappresentano fasi integrate di un unico processo.

I dati internazionali confermano l’importanza di questi aspetti: in Italia, secondo l’OECD, oltre sei pazienti cronici su dieci dichiarano fiducia nel sistema sanitario, mentre quasi l’80% valuta positivamente la qualità delle cure. Indicatori che riflettono un sistema in evoluzione, ma anche la crescente attenzione verso modelli assistenziali più personalizzati e coordinati.

Il tema della continuità di cura diventa particolarmente rilevante nelle condizioni complesse, caratterizzate dal coinvolgimento di più specialisti e servizi. In questi casi, il rischio di discontinuità e sovrapposizione degli interventi può compromettere l’efficacia complessiva del percorso terapeutico.

Tra gli ambiti più avanzati della medicina personalizzata figura l’oncologia, dove l’integrazione delle competenze e la presenza di un referente clinico sono già elementi consolidati. Un approccio che trova applicazione anche nella medicina rigenerativa, campo in cui si inserisce l’esperienza di Tremolada.

In questo contesto, la tecnologia Lipogems rappresenta un esempio di chirurgia su misura basata sull’utilizzo di tessuto autologo. Il tessuto adiposo del paziente viene processato per ottenere un innesto ricco di cellule e microvasi, in grado di supportare i processi naturali di rigenerazione. “L’obiettivo è valorizzare le risorse biologiche individuali, potenziando le capacità di recupero dell’organismo”, spiega Tremolada.

L’intervento, tuttavia, è solo una componente di un approccio più ampio, che integra valutazione clinica, condizioni biologiche e risposta individuale. Una visione che considera il paziente nella sua globalità e che richiede un coordinamento costante tra le diverse figure coinvolte.

È proprio sul piano organizzativo che si gioca una delle sfide principali: garantire un medico di riferimento capace di sintetizzare informazioni, orientare le decisioni e rendere il percorso di cura comprensibile e coerente. Non solo coordinamento, dunque, ma costruzione di un’esperienza assistenziale continua e centrata sulla persona.

Secondo Tremolada, i benefici di questo modello sono concreti: a parità di trattamento, un approccio interdisciplinare e personalizzato può migliorare significativamente sia gli esiti clinici sia la soddisfazione del paziente. Un’indicazione che rafforza la direzione verso una medicina sempre più integrata, in cui innovazione tecnologica e organizzazione dei percorsi procedono di pari passo.

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