
Un’indagine della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia fotografa un aumento dei disturbi gengivali tra i 20 e i 30 anni. Esperti: i primi segnali di parodontite compaiono sempre più precocemente.
La Generazione Z cura l’immagine nei minimi dettagli, ma continua a sottovalutare la salute della bocca. Secondo una nuova indagine promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), oltre un giovane adulto su tre riferisce episodi di sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o mentre mangia, un sintomo spesso associato alle fasi iniziali della malattia parodontale.
Lo studio, realizzato da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani over 20 con il supporto non condizionante di Curasept, è stato presentato a Firenze durante il Corso di Aggiornamento nazionale della SIdP. I dati mostrano una situazione che preoccupa gli specialisti: il 36% dei soggetti tra i 20 e i 30 anni dichiara problemi gengivali ricorrenti, mentre il 16% convive con alitosi persistente.
Secondo Leonardo Trombelli, presidente della società scientifica e ordinario di Parodontologia all’Università di Ferrara, il fenomeno evidenzia come gengivite e infiammazione orale si stiano manifestando sempre prima. “La parodontite non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia con sintomi lievi ma continui già nei giovani adulti”, ha spiegato l’esperto.
Tra i principali fattori di rischio emergono una scarsa igiene orale quotidiana, il fumo, l’alimentazione ricca di zuccheri e cibi ultraprocessati e la sedentarietà. Abitudini che, associate a una ridotta prevenzione odontoiatrica, possono favorire l’evoluzione della gengivite verso forme più severe di malattia parodontale, con possibile perdita dei denti nel tempo.
L’indagine evidenzia anche differenze territoriali e socioeconomiche. La perdita dentale correlata alla mobilità dei denti interessa oltre il 20% della popolazione del Centro-Sud, mentre nel Nord Italia il dato si mantiene intorno al 14%. Un ruolo importante sembra essere giocato anche dal livello di istruzione: tra i laureati la perdita dentale riguarda il 7% degli intervistati, contro il 25% di chi possiede un titolo di studio inferiore.
Differenze significative emergono inoltre tra uomini e donne. Gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale e problematiche avanzate, mentre le donne mostrano una maggiore attenzione ai segnali precoci e agli aspetti estetici della salute orale.
Per gli specialisti, il quadro conferma la necessità di rafforzare le campagne di educazione sanitaria rivolte ai più giovani. Intercettare precocemente i sintomi dell’infiammazione gengivale potrebbe infatti ridurre il rischio di evoluzione verso la parodontite cronica, una patologia che oggi rappresenta una delle principali cause di perdita dei denti in età adulta.
La Generazione Z cura l’immagine nei minimi dettagli, ma continua a sottovalutare la salute della bocca. Secondo una nuova indagine promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), oltre un giovane adulto su tre riferisce episodi di sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o mentre mangia, un sintomo spesso associato alle fasi iniziali della malattia parodontale.
Lo studio, realizzato da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani over 20 con il supporto non condizionante di Curasept, è stato presentato a Firenze durante il Corso di Aggiornamento nazionale della SIdP. I dati mostrano una situazione che preoccupa gli specialisti: il 36% dei soggetti tra i 20 e i 30 anni dichiara problemi gengivali ricorrenti, mentre il 16% convive con alitosi persistente.
Secondo Leonardo Trombelli, presidente della società scientifica e ordinario di Parodontologia all’Università di Ferrara, il fenomeno evidenzia come gengivite e infiammazione orale si stiano manifestando sempre prima. “La parodontite non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia con sintomi lievi ma continui già nei giovani adulti”, ha spiegato l’esperto.
Tra i principali fattori di rischio emergono una scarsa igiene orale quotidiana, il fumo, l’alimentazione ricca di zuccheri e cibi ultraprocessati e la sedentarietà. Abitudini che, associate a una ridotta prevenzione odontoiatrica, possono favorire l’evoluzione della gengivite verso forme più severe di malattia parodontale, con possibile perdita dei denti nel tempo.
L’indagine evidenzia anche differenze territoriali e socioeconomiche. La perdita dentale correlata alla mobilità dei denti interessa oltre il 20% della popolazione del Centro-Sud, mentre nel Nord Italia il dato si mantiene intorno al 14%. Un ruolo importante sembra essere giocato anche dal livello di istruzione: tra i laureati la perdita dentale riguarda il 7% degli intervistati, contro il 25% di chi possiede un titolo di studio inferiore.
Differenze significative emergono inoltre tra uomini e donne. Gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale e problematiche avanzate, mentre le donne mostrano una maggiore attenzione ai segnali precoci e agli aspetti estetici della salute orale.
Per gli specialisti, il quadro conferma la necessità di rafforzare le campagne di educazione sanitaria rivolte ai più giovani. Intercettare precocemente i sintomi dell’infiammazione gengivale potrebbe infatti ridurre il rischio di evoluzione verso la parodontite cronica, una patologia che oggi rappresenta una delle principali cause di perdita dei denti in età adulta.
SIOH, CNEL e FedEmo rilanciano l’istituzione di un Tavolo tecnico nazionale per inserire l’odontoiatria speciale nel Piano della prevenzione.
Sperimentazioni cliniche previste per l'inizio del prossimo anno
Una bocca trascurata può diventare un “serbatoio” di batteri in grado di raggiungere i polmoni e contribuire a infezioni respiratorie, polmoniti e perfino peggiorare malattie croniche come BPCO o asma
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