
Da 18 a 28 milioni di italiani a rischio. Le nuove linee guida europee anticipano la soglia e spostano la gestione a casa
Pensavi di stare bene perché il medico non ti ha mai detto "sei iperteso"? Le nuove linee guida europee sulla pressione arteriosa cambiano le carte in tavola e lo fanno in modo radicale. Non si parla più soltanto di chi supera 140/90 mmHg: milioni di persone che si credevano tranquille rientrano oggi in una zona che richiede attenzione. A spiegarlo è il professor Andrea Flex, responsabile del Centro Ipertensione del Policlinico Gemelli di Roma, in occasione della Giornata Mondiale dell'Ipertensione.
I tuoi valori nella norma potrebbero non esserlo più
La novità più importante delle nuove linee guida ESC riguarda proprio questo: il danno agli organi — cuore, reni, cervello — non comincia quando si superano i 140/90 mmHg. Inizia molto prima.
"Il danno d’organo correlato all’ipertensione si sviluppa lungo un continuum che parte da valori pressori molto più bassi – spiega il professor Flex –. Per questo è stata introdotta la categoria di "pressione arteriosa elevata", che comprende valori tra 120–139 / 70–89 mmHg: non una zona grigia da ignorare, ma un segnale d’allarme da valutare con il proprio medico".
Il risultato pratico? Se oggi in Italia si contano circa 18 milioni di ipertesi, con i nuovi criteri "salgono a 25–28 milioni i cittadini da monitorare attentamente". Quasi 10 milioni di persone in più che potrebbero non saperlo.
Quale pressione raggiungere con la cura
Se sei già in terapia o stai per iniziarla, sapere qual è il tuo obiettivo ti aiuta a capire perché il medico insiste tanto sull’aderenza alla cura.
"Per la maggior parte dei pazienti in trattamento, il target ideale è ora 120–129 mmHg di sistolica", precisa Flex, aggiungendo che questi valori devono essere "ben tollerati". Se hai il diabete, una malattia renale o sei ad alto rischio cardiovascolare, il trattamento va iniziato già quando la pressione supera i 130/80 mmHg.
Non si tratta di essere più "severi" per nulla: obiettivi più ambiziosi significano meno infarti, meno ictus, meno danni ai reni.
Meno sale e più potassio per abbassare il valore
Sai già che il sale fa male. Ma le nuove indicazioni aggiungono qualcosa che spesso viene dimenticato: il potassio.
"Il sale resta sotto accusa, ma la vera novità è l’invito ad aumentare l’apporto di potassio attraverso frutta, verdura o sostituti del sale contenenti sali di potassio", spiega Flex. La dose raccomandata è tra 0,5 e 1 grammo al giorno, facilmente raggiungibile mangiando più legumi, banane, patate, spinaci, pomodori.
Un secondo punto riguarda il peso corporeo: "sovrappeso e obesità sono tra i principali fattori di rischio per ipertensione, insieme a diabete, dislipidemia e insufficienza renale; la riduzione del peso diventa dunque un must nella gestione della persona con ipertensione, anche per valori di pressione inferiori a 140/90 mmHg". Dimagrire, anche di pochi chili, può fare una differenza evidente sul misuratore.
Muoversi, ma non solo camminare
L’esercizio fisico è da sempre consigliato agli ipertesi, il tipo di movimento conta più di quanto si creda. Le nuove linee guida non puntano solo sull’attività aerobica (camminata, nuoto, bicicletta), ma invitano ad aggiungere anche esercizi di resistenza, cioè con pesi leggeri o elastici.
"Non solo esercizio aerobico, vanno inseriti anche esercizi di resistenza, che hanno dimostrato benefici emodinamici significativi", conferma il professor Flex. Se non sai da dove iniziare, parlane con il tuo medico o con un fisioterapista: anche due sedute a settimana con piccoli pesi possono fare la differenza.
Le nuove terapie: una sola compressa, più facile da prendere
"Ma l’ho presa la pasticca?" Quale paziente iperteso non ha pronunciato queste parole almeno una volta. Uno dei problemi più grandi nella cura dell’ipertensione, infatti, è dimenticarsi di prendere le medicine. Per questo le linee guida promuovono le combinazioni precostituite — chiamate in gergo "Single Pill Combination" — che riuniscono in un'unica compressa due o tre farmaci. Meno pillole, meno dimenticanze, meno rischi.
Per i casi di ipertensione più difficile da controllare (quella resistente), è stata riconosciuta una nuova opzione: la denervazione renale, una procedura mininvasiva eseguita solo in centri specializzati.
All’orizzonte c’è anche qualcosa di ancora più innovativo: lo zilebesiran, un farmaco sperimentale basato sulla tecnologia a RNA che — stando ai risultati dello studio Kardia-2 su 663 pazienti — potrebbe abbassare la pressione con una sola iniezione ogni sei mesi. Non è ancora disponibile, ma rappresenta la direzione verso cui si muove la ricerca.
Il punto chiave: misurare la pressione a casa ogni giorno
"L'ipertensione va gestita giorno per giorno, con costanza, sia rispetto alle corrette abitudini di vita, che nell'aderenza alla terapia", sottolinea il professor Flex. E il primo strumento per farlo non è la visita in ambulatorio, ma il misuratore di pressione sul comodino.
"Il consiglio è di misurare la pressione regolarmente a casa, e non solo in ambulatorio, per avere un quadro più realistico". I valori misurati a casa, lontano dall’ansia da camice bianco, raccontano al medico la tua pressione vera — quella che il cuore affronta 24 ore su 24. Non è un’attività da malati. È la routine di chi ha deciso di prendersi cura di sé.
Uno studio del Bambino Gesù accende i riflettori sulle anomalie vascolari renali, possibile chiave per spiegare molte forme “senza causa” e intervenire prima
Sempre più diffusa e spesso non diagnosticata, la condizione cardiovascolare è al centro della Giornata Mondiale del 17 maggio: tra prevenzione sul territorio e denervazione renale riconosciuta dalle linee guida europee
Tra miti da sfatare e buone abitudini, ecco cosa sapere prima di partire quando si soffre di pressione alta o patologie cardiache
Una scelta quotidiana che aiuta il cuore e riduce il rischio di ipertensione
Commenti