
Tra miti da sfatare e buone abitudini, ecco cosa sapere prima di partire quando si soffre di pressione alta o patologie cardiache
Silenzio, panorami mozzafiato e temperature più miti. La montagna resta una delle mete più amate per staccare dalla routine. Eppure, tra chi soffre di ipertensione o problemi cardiaci, continua a circolare un dubbio: "non posso perché soffro di pressione alta", "preferisco evitare l’altitudine". Ma salire di quota è davvero pericoloso? La risposta è più rassicurante di quanto si pensi. Con le giuste precauzioni, anche chi ha un cuore "delicato" può godersi una vacanza tra le vette.
Le evidenze scientifiche
L’idea che l’alta quota sia off-limits per i cardiopatici è molto diffusa, ma poco supportata dai dati. Gli studi disponibili, seppur limitati, non mostrano un aumento significativo di infarti o morti cardiache improvvise tra chi pratica attività leggere in montagna, come le escursioni. In altre parole, una camminata tra i sentieri non è più rischiosa di una sessione di attività fisica a bassa quota. Il pericolo, piuttosto, è associato agli sforzi intensi, ma non all’altitudine in sé.
Cosa cambia l’alta quota
Quando si sale sopra i 2.500 metri, l’organismo deve adattarsi a condizioni diverse: la pressione atmosferica diminuisce, l’ossigeno disponibile si riduce, la respirazione e battito cardiaco aumentano. Durante uno sforzo, questi effetti si accentuano. Il cuore lavora di più e la pressione arteriosa può salire. Tuttavia, per chi conduce una vita attiva e affronta escursioni moderate, si tratta di uno sforzo paragonabile a quello fatto in palestra. Le situazioni realmente più impegnative riguardano sport estremi e altitudini elevate, ben lontane dall’esperienza della classica vacanza in montagna.
Mal di montagna: cos’è e quando preoccuparsi
Esiste eccome ed è noto come Mal di montagna acuto (AMS). Può comparire in particolare quando si sale rapidamente oltre i 3.500 metri, anche in persone sane. I segnali più comuni includono mal di testa, nausea, senso di affaticamento. Ma nella maggior parte dei casi sono disturbi lievi e passeggeri. Solo raramente possono comparire complicanze più serie, come edema polmonare o cerebrale.
Attenzione, invece, se i sintomi persistono oltre 24 ore o peggiorano, soprattutto con difficoltà respiratoria o problemi di coordinazione. In questi casi è fondamentale scendere di quota e rivolgersi a un medico. Un piccolo alleato può essere il saturimetro, utile per monitorare l’ossigenazione del sangue anche durante le escursioni.
Freddo e vento, i veri nemici
Più dell’altezza, a mettere in difficoltà il sistema cardiovascolare possono essere le temperature rigide. Il freddo può ridurre la tolleranza allo sforzo, soprattutto nei pazienti con cardiopatia ischemica, facilitando la comparsa di sintomi come l’angina. Il vento, poi, amplifica la sensazione di freddo e aumenta lo stress per l’organismo. Per questo è fondamentale evitare condizioni climatiche estreme, vestirsi a strati con abbigliamento tecnico e proteggersi adeguatamente da vento e umidità.
Come partire sereni
Prima della partenza, una valutazione medica può aiutare a fugare ogni dubbio, specie per chi soffre di ipertensione, ha patologie cardiache, porta pacemaker o defibrillatori. In alcuni casi può essere utile un test da sforzo per personalizzare le attività e affrontarle con maggiore consapevolezza.
Tra i consigli pratici più indicati dagli esperti, c’è quello di allenarsi gradualmente prima del viaggio, ma è importante evitare sforzi eccessivi, mantenersi ben idratati e informarsi sulla distanza dai presidi sanitari.
Un equilibrio tra prudenza e libertà
La montagna non è un tabù per chi ha problemi cardiaci, è piuttosto un ambiente che richiede rispetto e buon senso. In fondo la situazione non è diversa da quella di un volo aereo, durante il quale la pressione in cabina corrisponde a quella di circa 2.400 metri di altitudine e rappresenta una condizione ben tollerata dalla maggior parte delle persone. Questo spiega perché, nella maggioranza dei casi, anche la montagna a quote moderate non rappresenta un problema per il cuore. Con preparazione, ascolto del proprio corpo e qualche accortezza, anche chi convive con una malattia cardiovascolare può godersi i benefici della quota: aria pulita, movimento e benessere mentale. In fondo, il segreto non è rinunciare, ma imparare a partire nel modo giusto.
Bibliografia
Frega, M. Se sono cardiopatico non posso andare in montagna? Dottore, ma è vero che...? Il Pensiero Scientifico Editore.
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