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Prurito, scoperto il meccanismo che indica quando fermarsi

Dermatologia Lucia Oggianu | 12/05/2026 10:43

La molecola TRPV4 regola il sollievo dopo il grattamento e apre a nuove strategie contro dermatite, eczema e psoriasi

Un gesto automatico, quasi istintivo, che però nasconde un sofisticato sistema di controllo. Il modo in cui il nostro corpo decide quando smettere di grattarsi non è casuale. La scienza ha ora individuato uno dei principali meccanismi che regolano questo equilibrio, gettando nuova luce sul prurito cronico e sulle possibili strategie terapeutiche.

La scoperta è stata presentata al 70° Congresso annuale della Società Biofisica dai ricercatori dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), guidati dall’italiana Roberta Gualdani.

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Il ruolo della molecola TRPV4

Al centro della scoperta c’è TRPV4, un canale ionico che funziona come una sorta di "porta molecolare" nelle cellule nervose sensoriali. Questi canali regolano il passaggio degli ioni attraverso la membrana, contribuendo alla percezione di stimoli fisici e chimici, come temperatura, pressione e stress tissutale. 

Il coinvolgimento di TRPV4 nella percezione meccanica era già noto, ma la sua funzione nel prurito, soprattutto quello cronico, è rimasto a lungo poco chiaro.

Gli esperimenti sui modelli animali

Gli studiosi hanno utilizzato topi geneticamente modificati, nei quali TRPV4 è stata eliminata nei neuroni sensoriali. Dopo aver indotto una condizione di prurito cronico simile alla dermatite atopica, è emerso un risultato significativo: gli animali si grattavano meno frequentemente, ma ogni episodio durava più a lungo rispetto al normale. Un dato che suggerisce come la molecola non sia coinvolta solo nell’attivazione della sensazione, ma anche nella sua regolazione.

Le implicazioni per le terapie

Questa complessità rende più articolato lo sviluppo di nuove terapie. "Ciò significa che bloccare in modo generalizzato TRPV4 potrebbe non essere la soluzione", osserva Gualdani. "Le terapie future potrebbero dover essere molto più mirate, agendo magari solo sulla pelle, senza interferire con i meccanismi neuronali che ci dicono quando smettere di grattarci".

Le prospettive terapeutiche

La scoperta potrebbe contribuire allo sviluppo di approcci più selettivi per il prurito cronico associato a dermatite, eczema e psoriasi, condizioni che hanno un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti. Intervenire in modo differenziato sui diversi livelli del sistema, dalla pelle alle vie nervose, potrebbe infatti consentire di controllare meglio il sintomo senza alterare i meccanismi naturali che lo regolano.

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