
Istituzioni, psicologi, scuola e associazioni a confronto a Palazzo Pirelli: “Lo sport è inclusione, relazione e crescita. Serve una rete educativa capace di ascoltare davvero i ragazzi”
Ansia, isolamento, dipendenze, ritiro sociale, violenza online e difficoltà relazionali: il disagio giovanile assume oggi forme sempre più diffuse e spesso silenziose. Per affrontarlo servono ascolto, prevenzione e una rete educativa capace di coinvolgere famiglie, scuola, istituzioni e associazionismo.
Da queste premesse è nato il convegno “Ascolto e Sport per prevenire e contrastare il disagio giovanile e le dipendenze”, tenutosi a Palazzo Pirelli a Milano, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, psicologi, dirigenti scolastici, associazioni sportive e professionisti della salute.
Al centro dell’incontro il ruolo dello sport come strumento educativo, inclusivo e preventivo rispetto a dipendenze da sostanze, ludopatia, abuso digitale e isolamento sociale.
Lo sport come risposta educativa
A promuovere il confronto sono state la sezione milanese dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport (UNVS) e AIDD – Aiuto nel Disagio ed Educazione, con il coinvolgimento del Panathlon Club Milano e dell’Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo.
“Lo sport può svolgere un ruolo fortemente educativo come strumento di inclusione, crescita personale e prevenzione del disagio”, ha spiegato Eleonora Pellegrini de Vera.
Secondo i relatori, l’adolescenza rappresenta una fase delicata in cui una fisiologica fragilità emotiva può trasformarsi in disagio persistente, fino a sfociare in dipendenze da sostanze, internet, social media o gioco d’azzardo.
“I giovani hanno bisogno di ascolto”
Ad aprire i lavori è stato Alessandro Colucci, che ha richiamato l’attenzione sui dati relativi a consumo di alcol, droghe e psicofarmaci tra i più giovani.
“Lo sport è una risposta straordinaria nella crescita dei ragazzi, così come l’ascolto da parte degli adulti e dei genitori verso i bisogni dei giovani”, ha dichiarato.
Anche Federica Picchi ha sottolineato come il disagio giovanile oggi passi anche attraverso dipendenze digitali, violenza online e solitudine.
“Con i bandi Giovani Smart e Lombardia è dei Giovani finanziamo sportelli psicologici, iniziative educative e interventi per scuole e docenti. Centrale è anche lo sport nelle periferie come strumento di inclusione”, ha spiegato.
Sport, autostima e relazioni
Nel corso del convegno è stato evidenziato il valore dello sport nella costruzione dell’autostima e delle relazioni sociali.
“Lo sport è uno spazio educativo dove si imparano regole condivise e fiducia in sé stessi”, ha osservato Valeria Gerla, sottolineando anche l’importanza della formazione degli allenatori.
Per Maria Cristina Lorusso, che ha portato la testimonianza personale legata alla violenza subita dal figlio adolescente, gli sport di squadra aiutano i ragazzi a sviluppare rispetto dei limiti e capacità relazionali.
Critico invece Filippo Grassia, che ha chiesto maggiori investimenti nell’attività motoria scolastica: “Siamo indietro rispetto ad altri Paesi europei che dedicano almeno un’ora al giorno all’attività fisica”.
Parte il progetto S.V.O.L.T.A.
Durante l’incontro è stato presentato anche il progetto nazionale S.V.O.L.T.A. – Solidarietà e Volontariato per il contrasto alle Tossicodipendenze e all’Abuso di alcol, promosso con il sostegno di Regione Lombardia.
L’iniziativa, illustrata dalla psicoterapeuta Manuela Ponti, si rivolge a giovani tra i 16 e i 29 anni, famiglie e operatori con attività dedicate alla prevenzione delle dipendenze, alla promozione di stili di vita sani e alla cultura del volontariato.
“Dentro ogni ragazzo c’è una miniera d’oro”
Tra gli interventi più significativi quello di Don Paolo Steffano, che ha paragonato educatori e volontari ai raccattapalle del tennis: “Noi raccattiamo i ragazzi nelle zone difficili di Milano. Ma siamo anche come minatori, perché dentro ogni ragazzo c’è una miniera d’oro”.
Sul ruolo dello sport come “scuola di vita” sono intervenuti anche la psicologa Maria Dolores Bracci e Giovanni Lodetti, che ha definito lo sport “un setting aggregativo fondamentale nel contrasto alle dipendenze”.
La testimonianza di Pippo Ricci
A chiudere il convegno è stata la testimonianza personale di Pippo Ricci.
“Da adolescente ho sofferto di disturbi alimentari. Lo sport mi ha salvato: mi ha aiutato a crescere, stare dentro un gruppo e capire chi sono”, ha raccontato il capitano dell’Olimpia Milano. “Il messaggio che voglio dare è semplice: fate sport e fate fare sport ai vostri figli, perché condividere, divertirsi e stare insieme è qualcosa di fondamentale”.
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