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Gravidanza e primi due anni di vita: migliorano i comportamenti, ma persistono forti differenze tra Nord e Sud e tra contesti sociali

Il report ISS evidenzia progressi su fumo e alcol, ma anche un forte squilibrio nei servizi e nelle opportunità di crescita
Sanità pubblica

Meno fumo, meno alcol, più attenzione. Eppure, non basta. La terza edizione della Sorveglianza bambine e bambini 0-2 anni, promossa dal Ministero della Salute, coordinata dall'Istituto superiore di sanità (ISS) e realizzata in collaborazione con le Regioni, restituisce un'istantanea dell’Italia che fa segnare progressi reali, ma anche divari che non si colmano: tra nord e sud, tra chi ha studiato e chi no, tra chi riceve supporto e chi è lasciato solo.

Oltre 64.000 mamme intervistate nei centri vaccinali di tutta Italia. Un campione molto ampio, che parla chiaro: i primi mille giorni di vita, dalla gravidanza ai due anni, restano una sfida in cui il punto di partenza dei bambini dipende ancora troppo da dove e da chi nascono.

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Fumo e alcol in gravidanza: segnali incoraggianti ma non sufficienti

Il dato più incoraggiante riguarda i comportamenti a rischio durante la gravidanza. Solo il 5,5% delle madri ha dichiarato di aver fumato in gravidanza, con una variabilità regionale che va dal 3,2% della Provincia Autonoma di Bolzano al 7,9% del Lazio. Un miglioramento rispetto al passato, ma con una nota preoccupante: in allattamento la quota di fumatrici sale, arrivando al 10,6% in Sicilia. E cresce anche il consumo di sigaretta elettronica e tabacco riscaldato, percepiti forse come "meno dannosi".

Sul fronte dell’alcol, la grande maggioranza delle madri non ha bevuto in gravidanza. Tuttavia, il 7,4% ha dichiarato un consumo occasionale, anche solo mezzo bicchiere di vino o una birra piccola 1-2 volte al mese, e una piccola quota ha riferito consumi più frequenti. Il consumo di alcol sia in gravidanza che in allattamento risulta più diffuso tra le madri del Nord Italia, dove i livelli di istruzione sono mediamente più alti: un elemento che invita a non semplificare il rapporto tra condizione socioeconomica e comportamenti a rischio.

Acido folico: diffuso ma spesso assunto fuori tempo

Il 93,2% delle madri ha assunto acido folico durante la gravidanza. In apparenza un ottimo risultato, se non fosse che solo il 35,4% lo ha fatto nel momento giusto, cioè prima del concepimento o nelle prime settimane di gravidanza, quando la sua azione preventiva sui difetti del tubo neurale è davvero efficace. La maggior parte lo ha iniziato a gravidanza già in corso, riducendone l’efficacia preventiva.

Le differenze geografiche sono nette: si va dal 24,6% di assunzione appropriata in Campania al 44,4% in Veneto. Un divario che riflette differenze nell'accesso all'informazione, nella qualità dei percorsi preconcezionali e nel rapporto con i medici di medicina generale e i ginecologi sul territorio.

Allattamento: il Sud resta indietro

L'allattamento esclusivo nei primi mesi di vita, raccomandato dall'OMS fino ai 6 mesi, è praticato dal 48,2% dei bambini tra i 2 e i 3 mesi. Un dato che precipita al 39,3% nella fascia 4-5 mesi, con scarti enormi tra regioni: dal 23,6% della Sicilia al 58,1% della Provincia Autonoma di Trento.

Il 13,1% dei bambini non ha mai ricevuto latte materno, con punte del 24,2% in Sicilia contro il 7,2% delle Marche. Numeri che non si spiegano solo con scelte individuali, ma con la disponibilità o meno di consultori funzionanti, ostetriche sul territorio, reti di supporto tra mamme.

Più schermi che libri nei primi mesi di vita

Tra i temi emergenti, l'indagine fotografa due fenomeni speculari. Il primo è l’esposizione precoce agli schermi: il 14,6% dei bambini tra 2 e 5 mesi trascorre già del tempo davanti a TV, tablet o smartphone, con valori che oscillano dal 6,9% di Trento al 24,9% della Sicilia. Tra gli 11 e i 15 mesi, la quota di bambini che vi passa almeno 1-2 ore al giorno varia dal 5% del Veneto al 36,5% della Sicilia: una differenza enorme, che riflette contesti familiari e culturali profondamente diversi.

Il secondo fenomeno è la lettura condivisa, o meglio la sua assenza: il 53,3% dei bambini tra 2 e 5 mesi non ha ascoltato nemmeno un libro nell'ultima settimana. Nelle regioni meridionali questa percentuale raggiunge il 68,2% (Sicilia), contro il 33,7% del Friuli-Venezia Giulia. La lettura precoce non è un vezzo intellettuale: è uno dei più potenti strumenti di sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo nei primissimi anni di vita.

Genitorialità senza rete: visite domiciliari quasi assenti, papà ancora esclusi

I dati sul sostegno alla genitorialità sono forse i più scomodi. Il 70% delle madri ha partecipato agli incontri di accompagnamento alla nascita, un segnale positivo. Ma solo il 18% ha ricevuto una visita domiciliare dopo il parto, uno strumento cruciale per intercettare difficoltà, prevenire la depressione post-partum e sostenere l'allattamento. Con grandi differenze territoriali: in alcune aree del Sud il servizio è praticamente assente.

E i padri? Poco più della metà ha usufruito dei 10 giorni di congedo paterno previsti dalla legge. Un numero che dice molto su quanto la genitorialità condivisa resti, in Italia, più uno slogan che una realtà diffusa.

Le parole dell'ISS: "Le disuguaglianze iniziano prima della nascita"

"Non tutti i bambini e le bambine nascono e crescono nelle stesse condizioni – spiega Rocco Bellantone, presidente dell’ISS –. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque".

La responsabile scientifica della Sorveglianza, Enrica Pizzi, ha sottolineato che "la quasi totalità degli indicatori analizzati mostra un andamento positivo rispetto alla rilevazione del 2022, pur evidenziando ampi margini di miglioramento". E ha ricordato come "i risultati confermano una forte relazione tra le caratteristiche sociodemografiche delle madri, come il livello di istruzione e l'area geografica di residenza, e l'aderenza alle raccomandazioni nei primi 1000 giorni".

Il convegno e il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031

I dati sono stati presentati nel corso di un convegno che ha visto tra i relatori il professor Sir Michael Marmot, tra i maggiori esperti mondiali di disuguaglianze di salute. L'evento ha anche anticipato i contenuti del nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, che include un programma specifico sui primi mille giorni, e ha messo a confronto esperienze regionali innovative: dall'educazione digitale al welfare culturale, dalle "comunità accudenti" ai nidi che promuovono salute.

Un segnale che le istituzioni abbiano preso consapevolezza del problema. Ora la sfida è tradurre quella consapevolezza in servizi concreti, accessibili, capillari, soprattutto dove il bisogno è più alto.

Sanità pubblica
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