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Leucemia mieloide cronica: asciminib conferma superiorità e tollerabilità a tre anni dalla diagnosi

Ematologia Annalucia Migliozzi | 03/06/2026 18:00

Nuovi dati presentati all’ASCO 2026 mostrano risposte molecolari più profonde e durature rispetto agli inibitori tirosin-chinasici standard. Migliora anche il profilo di sicurezza, con meno eventi avversi e minori interruzioni del trattamento.

L’evoluzione della terapia della leucemia mieloide cronica (LMC) potrebbe passare sempre più da asciminib. I risultati a 144 settimane dello studio registrativo di fase III ASC4FIRST, presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2026, confermano infatti un vantaggio clinico crescente rispetto agli attuali inibitori della tirosin-chinasi (TKI) utilizzati in prima linea nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica e cromosoma Philadelphia positivo (LMC-CP Ph+) di nuova diagnosi.

I dati diffusi da Novartis evidenziano come il trattamento sia associato a tassi più elevati di risposta molecolare maggiore (MMR), uno degli indicatori più rilevanti del controllo della malattia e della prognosi a lungo termine.

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Risposte molecolari superiori rispetto agli standard terapeutici

Lo studio ha confrontato asciminib con le principali terapie standard selezionate dagli sperimentatori, comprendenti imatinib e gli inibitori tirosin-chinasici di seconda generazione, tra cui nilotinib, dasatinib e bosutinib.

Dopo tre anni di follow-up, il vantaggio del trattamento sperimentale è risultato ancora più evidente. Quasi un paziente su quattro in più ha raggiunto la risposta molecolare maggiore rispetto all’insieme dei TKI standard, mentre il beneficio rispetto a imatinib ha superato il 32%. Anche nel confronto con i TKI di seconda generazione è emersa una superiorità significativa, con una differenza assoluta del 15,2%.

L’andamento progressivo delle risposte suggerisce una capacità di controllo della malattia che tende a consolidarsi nel tempo, elemento particolarmente importante nelle fasi iniziali della LMC, quando la rapidità e la profondità della risposta possono influenzare il rischio di progressione.

Meno tossicità e maggiore continuità terapeutica

Accanto all’efficacia, i risultati confermano un profilo di sicurezza favorevole. A 144 settimane, asciminib ha mostrato un numero inferiore di eventi avversi di grado severo rispetto ai trattamenti di confronto.

Lo studio ha inoltre registrato una riduzione delle necessità di modifica del dosaggio e un tasso di interruzione della terapia dovuto a effetti indesiderati inferiore di circa il 50% rispetto ai TKI standard.

Questi aspetti assumono particolare rilevanza in una patologia oggi considerata cronica, nella quale l’aderenza terapeutica rappresenta un fattore determinante per mantenere il controllo della malattia nel lungo periodo.

Un meccanismo d’azione innovativo

Asciminib è il primo rappresentante della classe degli inibitori STAMP (Specifically Targeting the ABL Myristoyl Pocket), una strategia terapeutica che si differenzia dagli attuali TKI ATP-competitivi. Il farmaco agisce infatti legandosi alla tasca miristoilica della proteina BCR-ABL1, bersaglio molecolare responsabile della LMC, attraverso un meccanismo più selettivo.

Questa peculiarità potrebbe contribuire sia all’efficacia osservata sia al favorevole profilo di tollerabilità emerso negli studi clinici.

Prospettive future

In Italia asciminib è già disponibile e rimborsato dal 2023 per i pazienti che abbiano ricevuto almeno due precedenti linee di trattamento con TKI. L’impiego in prima linea non è attualmente rimborsato, ma i risultati dello studio ASC4FIRST potrebbero rafforzare il dibattito sull’opportunità di anticiparne l’utilizzo nelle fasi iniziali della malattia.

Con oltre venticinque anni di innovazione terapeutica nella leucemia mieloide cronica, il settore continua a orientarsi verso obiettivi sempre più ambiziosi: non solo il controllo della patologia e il mantenimento di una qualità di vita paragonabile a quella della popolazione generale, ma anche la possibilità, per una quota crescente di pazienti, di raggiungere una remissione tale da consentire la sospensione del trattamento.

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