
In Senato il confronto sull’accesso degli atleti con diabete ai gruppi sportivi militari. Le associazioni scientifiche chiedono criteri basati sull’idoneità individuale e non su norme risalenti a quasi un secolo fa.
L’evoluzione delle terapie e delle tecnologie per la gestione del diabete riaccende il dibattito sull’accesso degli atleti con questa patologia ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili dello Stato. Il tema è stato al centro di un’audizione tenutasi in Senato davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa e Cultura e Istruzione, con l’obiettivo di sollecitare un aggiornamento delle disposizioni che oggi limitano l’ingresso di questi sportivi nei percorsi istituzionali di alto livello.
A portare la questione all’attenzione del Parlamento sono state Anna Arnaudo, atleta azzurra dell’atletica leggera e Ambassador della Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), e Monica Priore, vicepresidente di Diabete Italia e da anni impegnata nella promozione dello sport tra le persone con diabete.
Al centro della discussione vi è un impianto normativo che trae origine da un Regio Decreto del 1932 e che continua a prevedere, in molti casi, l’esclusione automatica dei candidati con diabete dai gruppi sportivi militari, senza una valutazione personalizzata delle condizioni cliniche o delle capacità agonistiche.
Secondo le organizzazioni diabetologiche, tale approccio non riflette più l’attuale realtà medico-scientifica. Oggi, infatti, i sistemi di monitoraggio continuo della glicemia, i microinfusori di insulina e le piattaforme digitali integrate consentono una gestione molto più efficace della malattia rispetto al passato, permettendo a numerosi atleti di competere ai massimi livelli nazionali e internazionali.
La Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, che riunisce l’Associazione Medici Diabetologi e la Società Italiana di Diabetologia, evidenzia come l’attuale sistema finisca per penalizzare sportivi che già rappresentano l’Italia nelle competizioni internazionali, ma che non possono accedere ai percorsi di sostegno, formazione e sviluppo garantiti dai gruppi sportivi delle Forze Armate.
Le società scientifiche sottolineano inoltre che il principio dell’esclusione basata esclusivamente sulla diagnosi appare in contrasto con l’evoluzione della giurisprudenza e con l’orientamento europeo verso una valutazione individualizzata dell’idoneità fisica e professionale.
Un precedente ritenuto significativo è rappresentato dal decreto legislativo 36 del 2021, che ha consentito l’ingresso degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari, aprendo la strada a un modello più inclusivo. Per le associazioni di pazienti e le società scientifiche, un intervento analogo potrebbe ora riguardare gli atleti con diabete, sostituendo i criteri automatici di esclusione con accertamenti medico-sportivi personalizzati.
L’obiettivo è adeguare la normativa alle attuali conoscenze cliniche, riconoscendo che il diabete, se correttamente gestito, non rappresenta necessariamente un limite alla pratica agonistica di alto livello. Una revisione legislativa in questa direzione consentirebbe di valorizzare il merito sportivo e ampliare le opportunità per una categoria di atleti che già oggi dimostra sul campo prestazioni competitive e piena capacità di partecipazione.
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