
Ci sono ragazzi che evitano di stringere la mano ai compagni, che faticano a usare lo smartphone, a scrivere sui quaderni o a suonare uno strumento musicale. Non per timidezza o insicurezza, ma perché convivono con una sudorazione eccessiva e incontrollabile che può trasformare i gesti più semplici in una fonte di disagio quotidiano. È l'iperidrosi, una condizione poco conosciuta ma tutt'altro che rara, che in età pediatrica interessa tra l'1% e il 3% della popolazione e che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita.
Un disturbo che pesa più di quanto si pensi
L’iperidrosi è provocata da un'iperattività del sistema nervoso simpatico, che stimola eccessivamente le ghiandole sudoripare. La forma più frequente nei bambini e negli adolescenti è quella primaria focale, non associata ad altre malattie e spesso caratterizzata da una predisposizione familiare. I sintomi compaiono generalmente prima della pubertà e tendono ad accentuarsi durante l'adolescenza. Le zone più colpite sono mani, piedi e ascelle. Oltre al disagio pratico, il problema può innescare un circolo vizioso in cui ansia, stress e imbarazzo aumentano ulteriormente la produzione di sudore, aggravando la situazione e condizionando le relazioni sociali. «Non è un semplice fastidio né un problema estetico – spiega la dottoressa May El Hachem, responsabile della Dermatologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – per molti ragazzi diventa una limitazione concreta nella vita di tutti i giorni: scrivere, salutare gli amici, partecipare alle attività scolastiche o sportive può trasformarsi in una fonte continua di disagio psicologico. Per questo è importante riconoscere precocemente il disturbo, non sottovalutarlo e costruire un percorso terapeutico personalizzato».
Dal dermatologo alla chirurgia
Il percorso di cura inizia sempre con la valutazione dermatologica. Dopo aver escluso eventuali forme secondarie legate ad altre patologie o all'assunzione di farmaci, vengono proposte terapie conservative che comprendono modifiche delle abitudini quotidiane, prodotti topici a base di cloridrato di alluminio, ionoforesi e, quando necessario, il trattamento delle eventuali complicanze cutanee. Solo quando queste strategie non risultano efficaci e il disturbo continua a compromettere in modo importante la vita del ragazzo si prende in considerazione l'opzione chirurgica.
«La chirurgia rappresenta sempre l'ultima tappa del percorso di cura – sottolinea ancora May El Hachem –. È riservata ai ragazzi per i quali tutte le terapie conservative si sono dimostrate insufficienti e il peso della malattia sulla vita quotidiana è diventato importante». Tra le opzioni disponibili figura anche la tossina botulinica, il cui impiego però presenta alcuni limiti in età pediatrica: l'effetto è temporaneo, le infiltrazioni possono essere dolorose e il trattamento non è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale.
Oltre 230 interventi e pazienti da tutta Italia
Dal 2017 a oggi il programma chirurgico del Bambino Gesù ha superato i 230 interventi, diventando la più ampia esperienza pediatrica nazionale in questo ambito. Quasi la metà dei pazienti trattati, il 44%, arriva da fuori regione, soprattutto da Campania, Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna. L'età media è di 17 anni, con il paziente più giovane operato a 12 anni. Ogni anno vengono valutati per l'intervento circa 40-45 adolescenti. Numeri che confermano il centro romano come punto di riferimento per le forme più severe di iperidrosi in età pediatrica.
Come funziona l'intervento mininvasivo
L'operazione viene eseguita dall'équipe di Chirurgia Pediatrica della sede di Palidoro attraverso una tecnica toracoscopica mininvasiva. Con due piccole incisioni nascoste nel cavo ascellare, il chirurgo raggiunge la catena del sistema nervoso simpatico e interrompe selettivamente gli impulsi responsabili dell'eccessiva sudorazione mediante l'applicazione di clip in titanio. Una peculiarità del protocollo adottato al Bambino Gesù è l'approccio graduale e reversibile. L'intervento viene infatti effettuato in due fasi: si opera inizialmente il lato dominante e solo dopo alcuni mesi l'altro lato. Questa strategia contribuisce a mantenere molto basso il rischio di complicanze e può ridurre il fenomeno della cosiddetta sudorazione compensatoria. La procedura dura circa 40 minuti richiede generalmente una sola notte di ricovero e garantisce un miglioramento immediato nell'area trattata. Nella casistica del Bambino Gesù non sono state registrate complicanze maggiori e le recidive risultano inferiori all'1%.
L’impatto sulla vita sociale
I benefici dell'intervento, spiegano gli specialisti, non riguardano soltanto l'aspetto fisico. Per molti adolescenti il vero cambiamento si misura nella libertà di vivere relazioni e attività quotidiane senza il timore costante di essere giudicati. «L'iperidrosi non è una malattia grave, ma molti ragazzi la vivono come tale perché limita profondamente la loro vita sociale – afferma il dottor Francesco De Peppo responsabile della Chirurgia Pediatrica di Palidoro dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù –. Oggi gli adolescenti vivono il rapporto con gli altri in modo molto diverso rispetto al passato. Il solo pensiero di dover stringere una mano può aumentare ulteriormente la sudorazione e alimentare ansia e imbarazzo. Quando il problema delle mani si risolve, non cambia soltanto la sudorazione: cambia il modo di relazionarsi con gli altri. Molti ragazzi ci raccontano di sentirsi finalmente liberi di vivere la propria quotidianità senza il timore costante di essere giudicati».




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