
Il modello inglese: premi per chi cammina ogni giorno
Nel Regno Unito il servizio sanitario nazionale ha introdotto un sistema di ricompense per chi dimostra, tramite un’app, di aver camminato almeno 30 minuti al giorno. Un'iniziativa che punta a rendere la prevenzione più semplice e coinvolgente, trasformando un'attività alla portata di tutti in un percorso incentivato. Secondo De Luca, si tratta di «un esempio concreto di come la prevenzione possa essere promossa attraverso strumenti semplici e coinvolgenti».
Perché proprio 30 minuti al giorno
Il presidente Sicob sottolinea come camminare anche solo alcune decine di minuti al giorno sia «un gesto alla portata della maggior parte delle persone, ma con un impatto significativo sulla salute metabolica e cardiovascolare». Non è una semplice impressione: i dati confermano quanto anche piccole quote di movimento quotidiano possano fare la differenza. Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità indicano almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica moderata per adulti e over 65, una soglia che equivale proprio a circa mezz'ora al giorno per cinque giorni. Rispettarla contribuisce a ridurre in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione e, appunto, obesità.
Un rischio stimato anche dall'Istituto superiore di sanità, che attraverso il sistema di sorveglianza ha attribuito all'inattività fisica il 5% delle malattie coronariche, il 7% dei casi di diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Numeri che spiegano perché anche un'abitudine minima, se mantenuta nel tempo, possa avere un peso reale sulla salute pubblica.
Una fotografia dell'Italia ancora da migliorare
Nonostante i benefici siano ben documentati, in Italia c'è ancora margine di miglioramento: secondo la sorveglianza Passi, coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità, nel biennio 2023-2024 il 50% degli adulti residenti in Italia può essere considerato "fisicamente attivo", mentre il 27% risulta sedentario, con quote più alte tra le persone in condizioni socioeconomiche più svantaggiate. Parallelamente, secondo l'ultimo report Istat sui fattori di rischio per la salute, nel 2025 quasi un adulto su due (46,4%) si trova in una condizione di eccesso di peso. Due dati che, letti insieme, mostrano quanto la promozione del movimento resti una leva di prevenzione ancora poco sfruttata.
La proposta per l'Italia: incentivare, non solo curare
Da qui la proposta di De Luca: «Come Sicob auspichiamo che anche in Italia si sviluppino programmi analoghi, capaci di incentivare stili di vita attivi e contrastare la crescente diffusione di obesità e sedentarietà». Il presidente della società scientifica chiarisce però che il movimento non sostituisce le cure necessarie a chi convive già con l'obesità: «I trattamenti nutrizionali, psicologici, endoscopici, farmacologici, chirurgici, sono una risorsa fondamentale per i pazienti con obesità, ma devono inserirsi in un percorso che valorizzi sempre la prevenzione e il cambiamento delle abitudini quotidiane».
Ogni passo conta, anche per il sistema sanitario
Il messaggio del presidente Sicob guarda oltre il singolo paziente: «Investire nell'attività fisica significa investire nella salute pubblica, ridurre il carico delle malattie croniche e migliorare la qualità di vita dei cittadini. Ogni passo in più rappresenta un beneficio per la persona e per l'intero sistema sanitario». Una considerazione che trova riscontro anche nei numeri: la sedentarietà non ha solo un costo individuale, ma pesa sull'intera collettività in termini di spesa sanitaria e produttività perduta.




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