
La ricerca
Gli studiosi hanno confrontato i dati sanitari elettronici di migliaia di persone curate all'interno del sistema sanitario universitario Penn Medicine. L'obiettivo era verificare se la frequenza di alopecia fosse diversa tra chi assumeva farmaci della classe degli agonisti del recettore GLP-1 e chi utilizzava altre terapie per il diabete. Nello specifico, sono stati messi a confronto:
Dall'analisi è emerso che l'uso dei farmaci GLP-1 era associato a un rischio di alopecia più elevato rispetto agli altri trattamenti esaminati. In particolare, il rischio è risultato superiore del 37% rispetto agli inibitori SGLT-2 e del 68% rispetto agli inibitori DPP-4. In termini assoluti, i casi osservati sono rimasti comunque relativamente contenuti: circa 6-7 casi ogni 1.000 persone trattate.
Alopecia reversibile
Un elemento rassicurante arriva dall'analisi più approfondita condotta dai ricercatori. L'associazione è emersa soprattutto per la cosiddetta alopecia non cicatriziale, una forma di caduta dei capelli nella quale i follicoli piliferi non vengono danneggiati in modo permanente. Questo significa che, almeno in teoria, la ricrescita dei capelli rimane possibile una volta superata la fase che ha provocato la perdita. Secondo lo studio, il rischio di questa forma di alopecia risultava superiore del 53% rispetto agli inibitori SGLT-2 e del 72% rispetto agli inibitori DPP-4.
Perché dimagrire rapidamente può influire sui capelli
Gli autori della ricerca ricordano che una rapida perdita di peso è già nota come possibile fattore scatenante della caduta dei capelli. Quando il dimagrimento è molto veloce, infatti, possono comparire carenze nutrizionali, in particolare di ferro e zinco, elementi fondamentali per il normale ciclo di crescita del capello. Per questo motivo non è ancora chiaro se la maggiore frequenza di alopecia dipenda direttamente dai farmaci oppure, almeno in parte, dalla consistente riduzione del peso che queste terapie riescono a ottenere in molti pazienti.
Il parere degli esperti
Gli autori dello studio sottolineano che i risultati non mettono in discussione l'efficacia dei farmaci GLP-1, ma invitano medici e pazienti a prestare attenzione anche a questo possibile effetto indesiderato: «i nostri risultati ampliano i precedenti segnali aneddotici di sicurezza e forniscono prove più sistematiche per accrescere la consapevolezza clinica di questo potenziale effetto avverso».
Per chi sta seguendo una terapia con semaglutide, tirzepatide o altri farmaci della classe GLP-1, è importante non sospendere autonomamente il trattamento in caso di aumento della caduta dei capelli. La comparsa di questo fenomeno va sempre discussa con il medico, che potrà valutare eventuali cause nutrizionali o altri fattori concomitanti. I dati disponibili indicano infatti un possibile aumento del rischio, ma non una certezza che il problema si manifesti in tutti i pazienti. Al tempo stesso, monitorare eventuali cambiamenti e mantenere una corretta alimentazione durante il percorso di dimagrimento può contribuire a ridurre il rischio di carenze che possono influire sulla salute dei capelli.




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