
Dove si vive può fare la differenza anche quando si parla di accesso alle cure per i disturbi mentali. È il quadro che emerge dal Rapporto 2026 "La qualità dell’assistenza per la salute mentale in Italia", presentato alla Camera dei Deputati dalla Società Italiana di epidemiologia psichiatrica (SIEP). L’analisi evidenzia un Paese a più velocità, con importanti differenze territoriali nell’organizzazione dei servizi, nella disponibilità di risorse e nella capacità di garantire percorsi assistenziali adeguati.
Nord Est ai vertici della qualità assistenziale
Il rapporto ha elaborato un indice sintetico basato sui dati 2024 del Sistema Informativo per la Salute Mentale del Ministero della Salute, mettendo a confronto tutte le Regioni italiane attraverso 14 indicatori considerati strategici per valutare la qualità dell’assistenza.
A occupare le prime posizioni della classifica sono la provincia autonoma di Bolzano, seguita da Liguria, Friuli-Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento. All’estremo opposto si collocano invece Sardegna e Molise, che mostrano maggiori criticità rispetto ai parametri analizzati. L’indagine prende in esame aspetti come la disponibilità di posti letto, il numero di operatori, i ricoveri, la continuità assistenziale e altri indicatori che contribuiscono a definire l’efficacia della rete di salute mentale.
Trattamenti obbligatori e investimenti
Tra gli elementi considerati figurano anche i trattamenti sanitari obbligatori (TSO). A livello nazionale il tasso medio è pari a 0,9 ogni 10.000 abitanti, ma le differenze territoriali risultano significative: si passa da 0,1 nella provincia autonoma di Bolzano a 1,5 in Valle d’Aosta. Anche la spesa destinata alla salute mentale presenta scostamenti rilevanti. La media nazionale si attesta a 75 euro pro capite all’anno, ma varia dai 37 euro della Campania ai 115 euro della provincia autonoma di Bolzano. Il rapporto segnala inoltre la mancata trasmissione di alcuni dati da parte dell’Abruzzo, un elemento che limita la possibilità di effettuare valutazioni complete e omogenee sul territorio nazionale.
Buona sanità non significa automaticamente buona salute mentale
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dallo studio riguarda il rapporto tra performance complessiva dei sistemi sanitari regionali e qualità dei servizi dedicati ai disturbi psichici. Regioni come Piemonte, Lombardia e Veneto, che ottengono risultati elevati nel Nuovo sistema di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), non figurano infatti ai vertici della graduatoria relativa alla salute mentale, collocandosi invece nelle posizioni centrali o finali della classifica. Il dato suggerisce che l’efficacia dei servizi dedicati al benessere psicologico e psichiatrico dipenda non soltanto dalle risorse complessivamente disponibili, ma anche dalle modalità con cui queste vengono organizzate e utilizzate.
SIEP: «Serve intervenire dove persistono le criticità»
A commentare i risultati è Fabrizio Starace, presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP): «non è una pagella. È uno strumento per capire dove intervenire. I dati mostrano che le differenze territoriali non dipendono solo dalle risorse disponibili, ma da come vengono organizzate. E mostrano anche che alcune Regioni continuano a non fornire dati completi».
Il presidente della SIEP ha inoltre rivolto un appello al ministro della Salute Orazio Schillaci, chiedendo che vengano resi disponibili i fondi destinati alla salute mentale previsti dalla Legge di Bilancio per l’anno in corso e che, secondo quanto riferito dalla società scientifica, non risultano ancora assegnati.
L’obiettivo: ridurre il divario territoriale
Il rapporto mette in evidenza come il tema della salute mentale rappresenti ancora una delle principali sfide del Servizio sanitario nazionale. Al di là della disponibilità economica, la qualità dell’assistenza sembra essere strettamente collegata alla capacità delle amministrazioni regionali di costruire reti efficaci, integrate e in grado di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura.
La fotografia scattata dalla SIEP indica dunque la necessità di ridurre le disuguaglianze territoriali, affinché il diritto all’accesso a servizi di assistenza psichiatrica di qualità possa essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.




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