
Poche frasi pronunciate al telefono per capire se una persona potrebbe avere il diabete di tipo 2. Fantascienza o realtà? Secondo una ricerca presentata al congresso dell'European Association for the Study of Diabetes (EASD), l'intelligenza artificiale potrebbe avvicinare questo scenario alla dimensione reale. Un nuovo modello è infatti riuscito a individuare segnali associati alla malattia analizzando appena 20 secondi di voce.
La tecnologia non è ancora pronta per sostituire esami e diagnosi mediche, ma gli esperti ritengono che in futuro potrebbe diventare un aiuto prezioso per ampliare lo screening e identificare un numero maggiore di persone a rischio.
Cosa può rivelare la voce sullo stato di salute
Da tempo gli studiosi osservano che il diabete di tipo 2 può influenzare anche il modo di parlare. La malattia è stata infatti associata a modificazioni della voce, come una maggiore raucedine o una minore capacità di controllare il respiro durante il parlato. Partendo da queste evidenze, un gruppo di ricercatori ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale capace di individuare queste alterazioni e trasformarle in un indicatore di rischio. Il modello, realizzato da un'azienda britannica in collaborazione con l'Università di Melbourne, è stato addestrato utilizzando oltre 60 mila campioni vocali.
I risultati del primo test
Per verificare l'efficacia del sistema, i ricercatori lo hanno sottoposto a una serie di valutazioni. Nel primo test sono state coinvolte più di 7 mila persone. Analizzando brevi registrazioni audio della durata di 20 secondi, il modello ha attribuito un punteggio di rischio elevato all'80% dei partecipanti che soffrivano effettivamente di diabete di tipo 2. L'accuratezza è risultata tuttavia inferiore in presenza di altre patologie e in alcuni gruppi etnici, in particolare tra le persone di colore.
Il confronto con l'esame dell'emoglobina glicata
Una seconda fase dello studio ha coinvolto 801 partecipanti sottoposti al test dell'emoglobina glicata, uno degli esami più utilizzati per valutare l'andamento della glicemia negli ultimi due o tre mesi. Anche in questo caso il sistema ha mostrato risultati incoraggianti. Nel 75% dei casi ha assegnato punteggi di rischio più elevati alle persone con diabete di tipo 2 rispetto a quelle non affette dalla malattia. Il modello è stato inoltre in grado di distinguere con una buona affidabilità i soggetti a basso, medio e alto rischio sulla base dei risultati dell'esame del sangue.
I limiti ancora da superare
Nonostante il potenziale della tecnologia, i ricercatori invitano alla prudenza. Uno dei principali problemi emersi riguarda infatti il numero di falsi positivi, risultati particolarmente elevati nel secondo test, dove hanno raggiunto il 47%. In altre parole, quasi una persona su due segnalata come a rischio dal sistema non risultava poi affetta da diabete. Un aspetto che richiederà ulteriori miglioramenti prima di un eventuale utilizzo su larga scala.
Lo screening del futuro
Secondo gli autori dello studio, il vero punto di forza di questa tecnologia è la semplicità. A differenza degli attuali percorsi di screening, che richiedono un prelievo di sangue, un campione vocale può essere raccolto facilmente tramite smartphone o durante una telefonata.
«Questo approccio ha il potenziale di rivoluzionare le modalità di screening – ha spiegato Giedrė Čepukaitytė, ricercatrice coinvolta nello studio – È possibile raccogliere un campione vocale per telefono o tramite un'app, consentendoci così di raggiungere molte più persone rispetto agli attuali percorsi che necessitano di un esame del sangue». Per il momento si tratta di risultati preliminari, ma la ricerca conferma come l'intelligenza artificiale stia aprendo nuove strade nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabete, con l'obiettivo di rendere i controlli sempre più accessibili e diffusi.




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