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Fragilità e non autosufficienza, arriva il primo Piano nazionale: i geriatri parlano di svolta

Prevenzione, valutazione multidimensionale e integrazione dei servizi al centro della nuova strategia dedicata agli anziani più fragili
Geriatria

Non solo cure, ma un nuovo modello di assistenza che mette al centro la persona anziana. È con questo obiettivo che nasce il Piano nazionale per l'assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza, presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un'iniziativa che la Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) definisce un passaggio storico per il Paese, perché introduce per la prima volta una strategia nazionale dedicata alla prevenzione della fragilità, alla tutela dell'autonomia e alla presa in carico degli anziani più vulnerabili.

Il primo strumento nazionale dedicato agli anziani fragili

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La Sigg ha accolto con favore il nuovo Piano illustrato dalla viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali e presidente del Cipa, Maria Teresa Bellucci, sottolineandone il valore innovativo sul piano sanitario e sociale. «Rappresenta un passaggio di grande rilevanza per la politica sanitaria e sociale italiana, perché per la prima volta il nostro Paese dispone di uno strumento nazionale specificamente rivolto alla prevenzione e alla presa in carico della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana», afferma Dario Leosco, presidente della Sigg e professore ordinario di Geriatria all'Università Federico II di Napoli.

Una visione globale dell'invecchiamento

Secondo la società scientifica, uno degli aspetti più significativi del Piano è il superamento di una visione frammentata dell'assistenza agli anziani. «Questo Piano perché riconosce finalmente la necessità di affrontare l'invecchiamento e la non autosufficienza attraverso una visione globale della persona anziana, nella quale dimensione clinica, funzionale, cognitiva, psicologica e sociale devono essere considerate insieme», sottolinea Leosco. L'approccio proposto valorizza la valutazione multidimensionale, la personalizzazione dei percorsi assistenziali e il coordinamento tra le diverse figure professionali coinvolte nella cura.

Dalla prestazione alla presa in carico continuativa

Tra i principi evidenziati dalla Sigg figurano la prevenzione della perdita di autonomia, l’integrazione tra assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale e la costruzione di percorsi realmente centrati sulla persona. «Sono principi che appartengono alla cultura geriatrica e che risultano essenziali per costruire percorsi di cura realmente centrati sulla persona», osserva Leosco, che ribadisce la necessità di promuovere un cambiamento organizzativo profondo: «è importante che il sistema passi dalla semplice erogazione di prestazioni alla presa in carico continuativa della persona anziana, attraverso una rete capace di mettere in comunicazione medicina generale, geriatria, servizi territoriali, assistenza domiciliare, strutture residenziali e servizi sociali».

Più supporto a famiglie e caregiver

La società scientifica valuta positivamente anche l'attenzione riservata alla permanenza dell'anziano nel proprio contesto di vita quando le condizioni cliniche lo consentono. Il Piano riconosce inoltre il ruolo strategico di famiglie e caregiver, considerati una componente essenziale dell'assistenza alle persone non autosufficienti, e punta a rafforzare il supporto offerto a chi quotidianamente si prende cura degli anziani fragili.

La sfida dell'attuazione

Pur esprimendo apprezzamento per il provvedimento, la Sigg avverte che il successo del Piano dipenderà dalla sua concreta applicazione sul territorio. «Questo Piano può costituire una vera svolta nel modello italiano di long-term care, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di tradurre gli indirizzi programmatori in servizi, professionalità, risorse e percorsi assistenziali concretamente disponibili per gli anziani e le loro famiglie», conclude Leosco. Per questo la Sigg ritiene prioritario accompagnare l'attuazione del Piano con investimenti adeguati nella rete territoriale, nella formazione dei professionisti, nell'assistenza domiciliare, nelle strutture residenziali e nei sistemi di valutazione e monitoraggio, con l'obiettivo di ridurre le attuali disuguaglianze territoriali nell'accesso ai servizi.

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