
La riforma farmaceutica interviene anche sulla struttura della rete delle farmacie, affrontando due questioni molto diverse ma collegate alla sua distribuzione sul territorio: la concentrazione della proprietà nelle mani delle società di capitali e il mantenimento di un servizio adeguato nelle aree interne, rurali e a bassa densità abitativa.
Il testo uscito dalla Commissione introduce un indirizzo esplicito per ridurre la quota massima di controllo delle farmacie da parte delle società di capitali. Parallelamente, rafforza la possibilità di utilizzare dispensari farmaceutici collegati alle farmacie già esistenti per garantire una presenza nei territori meno serviti. Le nuove soglie e le modalità operative non sono ancora definite. Il disegno di legge stabilisce i criteri ai quali dovranno attenersi i decreti legislativi.
Società di capitali, prevista una quota massima più bassa
L'intervento sulla proprietà non era presente nella stessa forma nel testo originario del Governo ed è stato introdotto durante l'esame parlamentare. La delega chiede ora di rivedere i limiti quantitativi relativi alla titolarità delle farmacie da parte delle società di capitali, specificando che dovrà essere abbassata la quota massima di controllo.
Il legislatore indica quindi la direzione della riforma, ma non stabilisce ancora quale sarà il nuovo limite. La scelta della soglia e la definizione delle relative modalità applicative vengono rinviate ai decreti legislativi. Il tema entra così formalmente nel riordino della legislazione farmaceutica insieme a distribuzione dei medicinali, spesa, digitalizzazione e farmacia dei servizi.
La rete dovrà tenere conto dei bisogni locali
Sul versante opposto rispetto alla concentrazione proprietaria c'è il problema della presenza del servizio nei territori con una popolazione più ridotta. La delega chiede di razionalizzare la pianificazione territoriale delle farmacie sulla base delle esigenze assistenziali delle comunità locali, con un riferimento specifico alle aree interne, rurali e a bassa densità abitativa.
Rimane fermo il criterio della pianta organica. Nel corso dell'esame parlamentare è stata però aggiunta la possibilità di sostenere le farmacie già presenti attraverso l'attivazione di dispensari farmaceutici da esse gestiti.
Il dispensario diventa quindi uno degli strumenti con cui mantenere la prossimità del servizio anche dove le caratteristiche demografiche e territoriali rendono più difficile garantire una presenza autonoma.
Due interventi sulla stessa rete
I due aspetti rispondono a problemi differenti. La riduzione della quota controllabile dalle società di capitali riguarda la struttura proprietaria e il grado di concentrazione del settore. I dispensari riguardano invece la capillarità del servizio e l'accessibilità dei medicinali.
Ma entrambi concorrono a definire quale rete di farmacie dovrà accompagnare il rafforzamento dell'assistenza territoriale previsto dalla riforma.
Il testo della delega indica per ora la direzione: contenere la concentrazione proprietaria e preservare la presenza dei presidi nelle comunità meno servite. Soglie, procedure e strumenti concreti saranno definiti con i decreti legislativi che il Governo è chiamato ad adottare entro la fine del 2026.




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