
Nemmeno una campionessa olimpica, giovane e in condizioni atletiche eccellenti, è immune alla chikungunya. L'infezione contratta da Sofia Goggia durante il ritiro della Nazionale a Ushuaia, in Argentina, e che l'ha costretta a lasciare il raduno per tornare in Italia, ha riportato l'attenzione su una malattia trasmessa dalle zanzare che, pur essendo raramente mortale, può provocare sintomi persistenti e compromettere la qualità di vita per settimane o addirittura mesi. L'infezione si è associata anche a un parvovirus B19, provocando tremori alle gambe e difficoltà nei movimenti. La fase acuta è stata superata, ma i tempi del ritorno alle gare restano ancora incerti.
Quando il dolore continua anche dopo la guarigione
«Contro la chikungunya non disponiamo di un farmaco antivirale specifico: possiamo trattare i sintomi, ma la strategia migliore resta prevenire l'infezione – spiega Andrea Rossanese, presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni (SIMVIM) e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar – Il virus colpisce soprattutto le articolazioni e può limitare a lungo sia la motricità grossolana sia quella fine. Per una campionessa significa interrompere allenamenti e competizioni; per qualsiasi altra persona può significare settimane o mesi di lavoro, attività familiari e vita quotidiana compromessi».
Che cos'è la chikungunya
La chikungunya è una malattia virale trasmessa principalmente dalle zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la cosiddetta zanzara tigre. Il nome deriva dalla lingua kimakonde e significa "ciò che si piega", un riferimento al forte dolore articolare che caratterizza la malattia. I sintomi più comuni comprendono febbre alta, dolori articolari, mal di testa, dolori muscolari, nausea, stanchezza ed eruzioni cutanee. Generalmente compaiono tra tre e sette giorni dopo la puntura di una zanzara infetta.
Le conseguenze che possono durare mesi o anni
Se la mortalità associata alla malattia è molto bassa, gli effetti sulla qualità di vita possono essere importanti. Circa l'80% delle persone infettate sviluppa sintomi e una quota rilevante dei pazienti continua a soffrire di disturbi articolari anche dopo la fase acuta. Secondo i dati riportati nella scheda informativa della SIMVIM, per oltre due persone su cinque gli effetti possono diventare cronici e persistere per mesi o anni. Tra le possibili complicanze figurano anche problemi neurologici, oculari e cardiaci, sebbene i casi più gravi restino poco frequenti.
Un'infezione sempre più diffusa nel mondo
Tradizionalmente associata alle regioni tropicali e subtropicali, la chikungunya sta ampliando progressivamente la propria diffusione geografica. Gli esperti indicano tra le cause il cambiamento climatico, l'espansione delle zanzare vettore, la crescita dei viaggi internazionali e l'urbanizzazione non pianificata.
Il virus è stato rilevato in quasi 120 Paesi, incluse numerose destinazioni turistiche molto frequentate in Asia, Africa e America Latina. Le epidemie, sottolinea la SIMVIM, stanno diventando più frequenti e più estese. Nel 2026 sono stati segnalati oltre 250 mila casi e 87 decessi a livello globale, mentre in Italia il sistema nazionale di sorveglianza delle arbovirosi ha registrato 28 casi confermati tra gennaio e settembre, di cui uno autoctono e gli altri associati a viaggi all'estero.
Viaggiatori sotto osservazione
Gli specialisti ricordano che il rischio non riguarda soltanto alcune zone dell'America Latina. Tra le aree dove la malattia è presente figurano anche India, Maldive, Seychelles, Mauritius e diversi Paesi del Sud-Est asiatico e dell’Africa subsahariana.
«La situazione epidemiologica può cambiare rapidamente: prima della partenza è quindi importante verificare il rischio aggiornato nella destinazione e rivolgersi a un centro di medicina dei viaggi. Il counselling pre-viaggio consente di valutare concretamente esposizione e misure preventive – sottolinea Vincenzo Nicosia, membro del direttivo SIMVIM – Il medico considera la destinazione, le attività previste e le condizioni di salute, indicando l'uso corretto dei repellenti, le misure contro le punture di zanzara e, quando appropriato, la vaccinazione».
Vaccino e protezione dalle punture
Poiché non esiste una terapia specifica in grado di curare l'infezione, gli esperti insistono sull'importanza della prevenzione. Le misure raccomandate comprendono l'uso di repellenti, abiti che coprano braccia e gambe, zanzariere e, quando disponibile, aria condizionata. E accanto a queste misure di protezione personale, «quando esiste il rischio di contrarre un virus che può compromettere la salute per mesi e per cui non c'è una cura specifica, prevenire l'infezione è essenziale. È fondamentale la vaccinazione contro questo virus, che oggi è disponibile in Italia», conclude Rossanese.




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