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Morbillo, negli Usa 4.852 casi e un bimbo morto: Kennedy sotto accusa

Raddoppiati rispetto al 2025, mentre il segretario alla Salute rivendica la gestione dell'epidemia.
Morbillo, negli Usa 4.852 casi e un bimbo morto: Kennedy sotto accusa
Infettivologia

Un bambino è morto dopo aver contratto il morbillo nella contea di Lewis, nello Stato di New York. È il primo decesso associato alla malattia registrato nello Stato da oltre trent'anni e arriva mentre gli Stati Uniti affrontano una recrudescenza dell'infezione: secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dall'inizio del 2026 sono stati confermati 4.852 casi, più del doppio rispetto all'intero anno precedente. Numeri che riaccendono il confronto sulle politiche vaccinali dell'amministrazione Trump e sulle dichiarazioni del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., secondo il quale gli Stati Uniti starebbero gestendo l'epidemia meglio di qualsiasi altro Paese.

La morte del bambino è stata comunicata il 2 novembre dal Dipartimento della Salute dello Stato di New York e dalle autorità sanitarie della contea di Lewis. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli clinici, né informazioni sull'età esatta o sullo stato vaccinale del piccolo paziente. Le autorità hanno richiamato la gravità del morbillo e ribadito che la vaccinazione rappresenta la principale misura di protezione contro l'infezione e le sue complicanze. La governatrice Kathy Hochul ha collegato il decesso all'indebolimento delle politiche federali di prevenzione, accusando Washington di compromettere i progressi ottenuti negli ultimi decenni contro le malattie prevenibili con vaccino. Si tratta di una valutazione politica, ma la dimensione della recrudescenza è documentata dai dati epidemiologici nazionali.

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Casi più che raddoppiati rispetto al 2025

Secondo l'aggiornamento dei CDC pubblicato il 30 ottobre, al 29 ottobre 2026 erano stati confermati 4.852 casi di morbillo, contro i 2.289 registrati nell'intero 2025. L'incremento supera il 110%, mentre l'anno non è ancora terminato. Nel 2024 i casi erano stati 285, a conferma di un aumento particolarmente marcato nell'ultimo biennio. I dati federali indicano inoltre 511 ospedalizzazioni, pari a circa l'11% dei casi segnalati. La maggior parte delle infezioni riguarda persone non vaccinate o delle quali non è noto lo stato vaccinale, che rappresentano il 96% dei casi del 2026.

Il morbillo è una delle malattie infettive a maggiore contagiosità. La trasmissione per via aerea e la possibilità che il virus rimanga sospeso nell'ambiente rendono particolarmente importante il mantenimento di elevate coperture vaccinali. Una copertura di almeno il 95% con due dosi è considerata il riferimento per limitare la trasmissione nella comunità, mentre la riduzione delle vaccinazioni favorisce la formazione di gruppi di popolazione suscettibili.

Kennedy: "Noi meglio di qualsiasi altro Paese"

La crescita dei contagi contrasta con la rappresentazione della risposta americana proposta in più occasioni dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Il 26 agosto, durante un evento in Florida, Kennedy aveva affermato che gli Stati Uniti stavano facendo un lavoro migliore di qualsiasi altro Paese nel controllo dell'epidemia di morbillo, richiamando la diffusione internazionale della malattia e sostenendo l'efficacia degli interventi federali nei singoli focolai.

Il segretario aveva inoltre citato i livelli di incidenza in Messico, Canada e Regno Unito per sostenere che la situazione americana fosse relativamente più favorevole. Una linea argomentativa riproposta anche in successive dichiarazioni pubbliche. A settembre FactCheck.org ha contestato la fondatezza del confronto, osservando che numerosi Paesi presentavano livelli di circolazione del morbillo inferiori a quelli statunitensi. Il confronto con alcuni Paesi maggiormente colpiti non consente, da solo, di concludere che gli Stati Uniti abbiano ottenuto i risultati migliori a livello mondiale.

L'aumento dei casi non dimostra automaticamente l'inefficacia di ogni singola misura adottata dall'amministrazione federale, ma rende necessario distinguere le dichiarazioni politiche dagli indicatori epidemiologici. La valutazione della risposta sanitaria richiede di considerare coperture vaccinali, diffusione dei focolai, tempestività degli interventi e andamento delle complicanze.

Una malattia eliminata nel 2000, ma non scomparsa

Gli Stati Uniti avevano raggiunto nel 2000 l'eliminazione del morbillo endemico, ossia l'interruzione della trasmissione continuativa del virus sul territorio nazionale. Il risultato era stato ottenuto grazie a elevate coperture vaccinali e a un sistema di sorveglianza capace di identificare e contenere i casi importati.

L'eliminazione non equivale però all'eradicazione. Il virus continua a circolare in numerose aree del mondo e può tornare a diffondersi quando incontra comunità con una quota elevata di persone suscettibili. Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) offre una protezione di circa il 93% dopo una dose e del 97% dopo due dosi. Il mantenimento di coperture elevate è quindi essenziale per prevenire nuovi focolai, soprattutto a tutela dei bambini più piccoli e delle persone che non possono essere vaccinate.

Le complicanze possono comprendere polmonite, encefalite e, nei casi più gravi, il decesso. Secondo le stime dei CDC, nei bambini che contraggono il morbillo possono verificarsi da uno a tre decessi ogni mille infezioni, sebbene il rischio vari in relazione all'età, alle condizioni cliniche e al contesto sanitario.

New York rafforza la risposta sanitaria

Il decesso nella contea di Lewis arriva a poche settimane dalla dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria da parte della governatrice Hochul, adottata per contrastare la diffusione del morbillo nello Stato e nelle aree confinanti.

Le misure hanno ampliato la platea dei professionisti autorizzati a somministrare i vaccini e rafforzato le possibilità di intervento delle autorità sanitarie territoriali. Il Dipartimento della Salute ha inoltre intensificato le attività di informazione, vaccinazione e tracciamento dei contatti. Il caso riporta al centro dell'attenzione un dato sanitario difficilmente eludibile: una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione sta tornando a produrre un numero elevato di infezioni, ricoveri e decessi in un Paese che ne aveva interrotto la trasmissione endemica oltre venticinque anni fa.

La questione non riguarda soltanto la controversia politica sulle vaccinazioni, ma la capacità dei sistemi sanitari di conservare nel tempo i risultati ottenuti attraverso la prevenzione.

Infettivologia
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