
Dengue e chikungunya, infezioni sempre più vicine
Negli ultimi anni la geografia delle malattie trasmesse da vettori è cambiata profondamente. La chikungunya è oggi presente in oltre 110 Paesi e ha registrato trasmissione documentata in più di 50 nazioni negli ultimi cinque anni. La dengue, invece, circola stabilmente in vaste aree dell’Africa, del Sud-est asiatico, dell’India, del Medio Oriente, dell’America Latina e di alcune regioni del Pacifico.
Anche l’Italia non è più estranea al fenomeno. Negli ultimi anni sono stati segnalati focolai locali di chikungunya in Veneto ed Emilia-Romagna, mentre casi di dengue autoctona sono stati registrati a Lodi nel 2023 e a Fano nel 2024. Un segnale che conferma come queste infezioni non possano più essere considerate esclusivamente problemi di salute dei Paesi tropicali.
I sintomi da non sottovalutare dopo un viaggio
La chikungunya si manifesta generalmente tra tre e sette giorni dopo la puntura della zanzara infetta. I sintomi più frequenti comprendono febbre elevata, rash cutaneo, stanchezza marcata e soprattutto intensi dolori articolari, una delle caratteristiche più tipiche della malattia. In una quota significativa di pazienti le conseguenze possono protrarsi nel tempo, con forme di artrite cronica che durano mesi o anni. Più raramente possono essere coinvolti occhi, sistema nervoso, cuore e apparato gastrointestinale.
La dengue è spesso più insidiosa perché molte infezioni decorrono senza sintomi evidenti. Quando si manifesta, può provocare febbre alta, dolori muscolari e articolari ed eruzioni cutanee. Il rischio maggiore riguarda però una seconda infezione causata da un sierotipo diverso del virus, che può evolvere in una forma grave con manifestazioni emorragiche e pericolosa riduzione della pressione sanguigna. Per entrambe le malattie non esiste attualmente una terapia antivirale specifica e il trattamento è principalmente rivolto al controllo dei sintomi.
La prevenzione parte dalla protezione contro le zanzare
Secondo gli specialisti della medicina dei viaggi, il primo livello di difesa rimane la protezione individuale contro le punture delle zanzare Aedes, attive soprattutto nelle ore dell’alba e del tramonto.
Gli esperti raccomandano di utilizzare repellenti, indossare abiti chiari e a maniche lunghe, dormire sotto una zanzariera quando necessario e ricorrere agli insetticidi negli ambienti chiusi. Si tratta di misure semplici ma fondamentali per ridurre il rischio di infezione durante il soggiorno nelle aree interessate dalla circolazione dei virus.
Vaccini disponibili per chi viaggia nelle aree a rischio
Accanto alle misure comportamentali, oggi la prevenzione può contare anche sulla vaccinazione. In Italia è disponibile dalla fine del 2025 un vaccino contro la chikungunya, indicato a partire dai 12 anni di età e somministrato in dose unica almeno due settimane prima della partenza.
Per la dengue è invece disponibile un vaccino tetravalente vivo attenuato, somministrato in due dosi a distanza di tre mesi. Secondo SIMVIM, il beneficio maggiore si osserva nelle persone che hanno già contratto l’infezione in passato e che devono recarsi nuovamente in aree endemiche. La valutazione dell’opportunità vaccinale deve comunque tenere conto della destinazione, della durata del soggiorno e della storia clinica del viaggiatore.
Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione
La vaccinazione contro la chikungunya viene particolarmente raccomandata a chi si reca in Paesi dove il virus è attualmente presente o ha circolato negli ultimi anni. Un’attenzione speciale è riservata alle persone di età superiore ai 65 anni, ai soggetti con patologie croniche e alle donne in gravidanza che non possono rinviare il viaggio. La consulenza presso un centro specializzato di medicina dei viaggi consente di valutare il livello di rischio individuale e di programmare per tempo le strategie preventive più appropriate.
Il rischio in Italia
«Il cambiamento climatico, la diffusione e il diverso comportamento degli insetti vettori, ed infine il numero crescente di viaggi verso Paesi dove questi virus sono endemici rappresentano variabili destinate, combinandosi tra loro, a far aumentare i casi anche in Italia», sottolinea Andrea Rossanese, presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni (SIMVIM) e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
L’esperto richiama inoltre l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce: «Dobbiamo informare sempre più e sempre meglio la popolazione affinché non si sottovaluti mai una febbre che insorge in piena estate e nel contempo dobbiamo lavorare su tutto il comparto degli operatori sanitari perché si diffonda la conoscenza di queste malattie, fino a poco tempo fa relegate solo a Paesi lontani, ma destinate a caratterizzare sempre più costantemente i mesi estivi».




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