
Il Servizio sanitario nazionale aumenta il numero delle prestazioni specialistiche e migliora il rispetto dei tempi di garanzia, ma circa quattro milioni di visite ed esami continuano a essere prenotati oltre i termini previsti o in prossimità della loro scadenza. Il dato più delicato riguarda le prestazioni urgenti: nonostante i progressi registrati nel 2026, circa una visita su cinque e quasi un accertamento diagnostico su quattro non rispettano ancora i tempi massimi stabiliti.
È quanto emerge dal nuovo bollettino dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), elaborato attraverso la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa e aggiornato al 30 settembre 2026. Il monitoraggio prende in esame 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 accertamenti diagnostici, confrontando i primi nove mesi dell'anno con lo stesso periodo del 2025.
Oltre due milioni di prestazioni in più, ma i ritardi restano
Le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con una crescita superiore al 10%. Le prime visite specialistiche aumentano da 11,3 a 12,3 milioni, mentre gli esami diagnostici salgono da 8,4 a 9,5 milioni. All'incremento dei volumi corrisponde un miglioramento delle prestazioni garantite entro i tempi previsti: per le prime visite la percentuale passa dal 76,9% al 78,6%, mentre per gli esami diagnostici cresce dall'83,3% all'85%.
In valori assoluti, le prime visite prenotate nei tempi di garanzia raggiungono circa 9,6 milioni, con 935mila prestazioni aggiuntive rispetto al 2025. Gli esami diagnostici salgono a 8,1 milioni, oltre 1,1 milioni in più. Il miglioramento non elimina tuttavia le criticità: le prenotazioni oltre la soglia massima sono ancora 2,11 milioni per le prime visite e 1,084 milioni per gli accertamenti diagnostici. Considerando anche le prestazioni collocate nella fascia immediatamente prossima alla soglia, il totale supera i quattro milioni.
Il dato conferma che l'aumento dell'attività erogata non si traduce automaticamente nel superamento delle difficoltà di accesso. Per valutare l'effettiva capacità di risposta del sistema occorre considerare, oltre ai volumi complessivi, la distribuzione delle prestazioni per classe di priorità e le differenze tra le singole specialità.
Prestazioni urgenti, una su cinque ancora oltre i tempi
I miglioramenti più significativi riguardano le classi di priorità urgente e breve, ma permangono ritardi rilevanti proprio nelle prestazioni per le quali la tempestività assume maggiore importanza clinica. Per le prime visite urgenti, da garantire entro 72 ore, il rispetto dei tempi raggiunge l'81,7%, mentre per quelle in classe breve, previste entro dieci giorni, si attesta all'80,6%. Sul versante diagnostico, le prestazioni urgenti effettuate nei tempi arrivano al 77,3%.
Quasi il 23% degli accertamenti diagnostici urgenti continua quindi a essere prenotato oltre la soglia prevista, un dato che richiama l'attenzione sulla capacità del sistema di garantire un accesso coerente con la priorità clinica indicata dal prescrittore. Il rispetto dei tempi non rappresenta soltanto un indicatore amministrativo, ma una componente dell'appropriatezza del percorso assistenziale, soprattutto quando il ritardo può interferire con l'inquadramento diagnostico o con le successive decisioni terapeutiche.
Le differenze emergono anche nell'analisi delle singole prestazioni. Le visite oncologiche raggiungono il 95,3% di rispetto dei tempi, mentre le visite dermatologiche si fermano al 69,9% e le colonscopie al 69,3%. Per queste ultime due prestazioni, nonostante il miglioramento rispetto al 2025, circa tre prenotazioni su dieci continuano a collocarsi oltre i tempi di garanzia.
Appropriatezza prescrittiva, il problema delle classi di priorità
Accanto all'organizzazione dell'offerta, Agenas richiama l'attenzione sull'appropriatezza prescrittiva e sull'attribuzione delle classi di priorità. Una criticità riguarda il ricorso alla classe programmata, che prevede un tempo massimo di 120 giorni e che, secondo l'Agenzia, viene utilizzata con frequenza elevata anche per alcune prime visite specialistiche.
L'attribuzione della priorità dovrebbe riflettere le condizioni cliniche del paziente e la necessità temporale della prestazione. Una classificazione non coerente con il bisogno assistenziale può determinare un'attesa formalmente regolare ma clinicamente poco appropriata, rendendo meno rappresentativo il semplice indicatore del rispetto dei tempi. Il tema coinvolge direttamente i medici prescrittori, ma richiede anche criteri condivisi, percorsi diagnostico-terapeutici definiti e un'organizzazione delle agende capace di distinguere le diverse necessità assistenziali.
La questione assume rilievo anche rispetto al ricorso alla sanità privata. Tempi di accesso percepiti come incompatibili con le proprie necessità possono indurre i cittadini a rivolgersi a strutture a pagamento, anche quando la prestazione risulta formalmente prenotabile entro il limite previsto per la classe assegnata.
Differenze regionali, Puglia e Umbria tra le situazioni più critiche
Il bollettino conferma una marcata variabilità territoriale. Per le prime visite specialistiche, le percentuali più basse di rispetto dei tempi si registrano in Puglia (55,3%), Umbria (62,7%) e Sardegna (64,3%). Per gli esami diagnostici, i valori inferiori al 70% riguardano Puglia (63,4%), Umbria (64,7%) e Valle d'Aosta (69,7%).
Le differenze regionali riguardano non soltanto la capacità di erogazione delle prestazioni, ma anche le modalità di gestione della domanda e l'organizzazione dei percorsi di accesso. Tra le esperienze segnalate da Agenas figurano quelle delle Marche e della Provincia autonoma di Trento, che hanno introdotto strumenti digitali e applicazioni di intelligenza artificiale a supporto del governo della domanda e della gestione delle agende.
Per Angelo Tanese, direttore generale di Agenas, i risultati mostrano 'un miglioramento diffuso', pur in presenza di differenze territoriali che richiedono ulteriori interventi. 'Stiamo portando avanti con ciascuna Regione un confronto sulle criticità e le azioni da intraprendere', ha spiegato Tanese.
Il monitoraggio si inserisce nell'attuazione del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2026-2028, che punta a rafforzare trasparenza, digitalizzazione e appropriatezza delle prescrizioni. La disponibilità di dati periodici consente di individuare con maggiore precisione le criticità, ma la riduzione effettiva delle attese dipenderà dalla capacità di intervenire contemporaneamente sull'organizzazione dell'offerta, sulla disponibilità di professionisti e sulla corretta attribuzione delle priorità cliniche.




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