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Melanoma, il vaccino personalizzato a mRna riduce del 42% il rischio di recidiva

Lo studio di fase 3 INTerpath-001 su 1.137 pazienti apre la strada a una nuova strategia dopo l’intervento chirurgico. In Italia potrebbero essere candidabili al trattamento 5 mila pazienti l’anno
Oncologia

È costruito sulle caratteristiche molecolari del tumore di ogni singolo paziente per aiutare il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule tumorali residue. È la nuova frontiera nel trattamento del melanoma ad alto rischio aperta dai risultati dello studio di fase 3 INTerpath-001, presentati in sessione plenaria al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo). In combinazione con l’immunoterapia, il vaccino terapeutico personalizzato basato sulla tecnologia mRna ha mostrato un beneficio significativo rispetto alla sola terapia standard.

Recidive ridotte

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Lo studio ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio in 157 centri nel mondo, con l’Italia al primo posto per numero di pazienti arruolati. A due anni, l’aggiunta del vaccino mRna-4157 all’immunoterapia con pembrolizumab ha ridotto del 42% il rischio di recidiva e del 38% quello di metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia.

La terapia viene somministrata dopo l’intervento chirurgico con l’obiettivo di contrastare la ricomparsa della malattia. In Italia, secondo i dati riportati nello studio, potrebbero essere candidabili circa 5 mila pazienti l’anno, a fronte di 13 mila nuovi casi annuali di melanoma.

«È il primo e unico studio di fase 3 che ha dimostrato che, grazie alla combinazione del vaccino a mRna con l’immunoterapia, è possibile ottenere risultati superiori alla terapia standard», spiega Michele Del Vecchio, responsabile dell’Oncologia medica Melanomi dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, centro che ha arruolato il maggior numero di pazienti al mondo nello studio, 82. «Inoltre, la nuova combinazione ha evidenziato buona tollerabilità, senza incremento di effetti collaterali».

Un vaccino costruito sul tumore del paziente

A rendere innovativa la strategia è il carattere completamente personalizzato del vaccino, che viene realizzato a partire dalle mutazioni specifiche del tumore di ciascun paziente. Dopo la rimozione della neoplasia viene sequenziato il Dna tumorale e, sulla base delle informazioni ottenute, viene sintetizzato in laboratorio l’mRna incaricato di trasportare le istruzioni genetiche per produrre fino a 34 neoantigeni, proteine mutate proprie delle cellule tumorali di quella persona.

Una volta somministrato il vaccino, le cellule producono questi neoantigeni, fornendo al sistema immunitario una sorta di "fotografia segnaletica" che gli consente di riconoscere il bersaglio e contrastare eventuali cellule tumorali ancora circolanti.

«Questo è un vaccino non preventivo per soggetti sani, ma terapeutico dopo l’intervento chirurgico, progettato a partire dalle caratteristiche molecolari del tumore di ciascun paziente – chiarisce Paola Queirolo, coordinatrice della Rete melanoma, tumori cutanei e immunoterapia dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova – Lo scopo è potenziare ulteriormente il sistema immunitario contro il tumore».

Le somministrazioni nell’arco di un anno

Il trattamento prevede nove somministrazioni per un anno. L’obiettivo non è soltanto stimolare le cellule immunitarie durante la terapia, ma favorire una memoria immunologica in grado di riconoscere e colpire nel tempo eventuali cellule tumorali residue.

«Non somministriamo più una cura generica, ma riprogrammiamo il sistema immunitario per distruggere il cancro nell’impronta unica di ogni singolo paziente», sottolinea Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma.

La sfida dell’accesso e dei costi

Il vaccino non è ancora disponibile. In attesa delle valutazioni degli enti regolatori Fda, Ema e Aifa, sarà considerata la possibilità di attivare particolari programmi di accesso per i pazienti. La strategia potrebbe inoltre fare da apripista ad altre applicazioni dell’mRna in oncologia: sono già in corso studi su vaccini destinati ad altri tumori, tra cui quelli del polmone, del pancreas e genito-urinari, basati sullo stesso principio.

Resta però il nodo dei costi. Perché una terapia personalizzata di questo tipo possa trovare un’applicazione più ampia, una delle sfide sarà ridurne il prezzo, conciliando l’innovazione con l’accessibilità per i pazienti e la sostenibilità dei sistemi sanitari.

Oncologia
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