
Il Pascale è stato il primo centro del Paese ad avviare la sperimentazione e a somministrare il trattamento. Ascierto partecipa inoltre allo steering committee internazionale dello studio, che valuta l’integrazione del vaccino individualizzato con l’immunoterapia nel setting adiuvante.
Intismeran non è un vaccino preventivo destinato alla popolazione sana, ma un approccio terapeutico sviluppato a partire dalle caratteristiche molecolari del tumore del singolo paziente. Dopo il sequenziamento del campione neoplastico, algoritmi di intelligenza artificiale identificano fino a 34 neoantigeni, utilizzati per progettare una sequenza di mRNA specifica.
L’obiettivo è indurre il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali residue, potenzialmente presenti dopo l’asportazione completa delle lesioni. Il trattamento viene associato all’immunoterapia, con l’intento di rafforzare la risposta antitumorale e ridurre il rischio di ricomparsa della malattia.
La sperimentazione comprende pazienti sottoposti a resezione chirurgica del melanoma, con malattia in stadio IIB, IIC e III e, in specifiche condizioni, in stadio IV completamente resecato. Si tratta di persone a elevato rischio di recidiva o di sviluppo di metastasi a distanza, un contesto nel quale le strategie adiuvanti hanno un ruolo clinico rilevante.
Secondo le informazioni riportate dall’Università Federico II, l’analisi ad interim dello studio di fase III avrebbe evidenziato segnali favorevoli sia sulla sopravvivenza libera da recidiva sia sulla sopravvivenza libera da metastasi a distanza. I risultati completi dovranno essere presentati e valutati nella sede scientifica appropriata.
L’Italia è risultata il Paese con il più alto arruolamento di pazienti nell’ambito dello studio internazionale, confermando la capacità della rete oncologica nazionale di contribuire alle sperimentazioni avanzate in immuno-oncologia.
L’eventuale disponibilità clinica di intismeran richiederà le autorizzazioni regolatorie di FDA, EMA e AIFA. La stima preliminare citata da Ascierto indica una potenziale platea nazionale di circa 3.000 candidati, ma accesso e sostenibilità dipenderanno anche dalla semplificazione del processo produttivo, oggi basato su biopsia, analisi bioinformatica e sintesi personalizzata dell’mRNA.
L’esperienza nel melanoma potrebbe rappresentare un modello per estendere i vaccini antitumorali personalizzati ad altre neoplasie, tra cui tumore del polmone, rene, vescica e pancreas.




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