
In questo genere di tumori, spiega Rossi, "tradizionalmente si procede all'asportazione chirurgica della testa del pancreas. La mortalità perioperatoria è di circa il 10% e i tempi di degenza sono piuttosto lunghi", aggiunge l'esperto. "Si tratta certamente dell'intervento di chirurgia addominale in assoluto più complicato - assicura - soprattutto perché il pancreas è un organo localizzato profondamente nell'addome, su cui è difficile agire. Nel caso della paziente in questione, il tumore aveva raggiunto la dimensione di 2 centimetri e già nel corso della prima applicazione è stato distrutto il 90%" della massa malata. E "in tre sedute, di 10 minuti l'una - precisa appunto lo specialista - si è ottenuta la completa distruzione di tutto il nodulo", sottolinea. La tecnica mininvasiva di termoablazione a radiofrequenza - ricorda il Policlinico San Matteo - consiste nell'inserire attraverso la cute, tramite una guida ecografica, la punta di un ago-elettrodo all'interno del nodulo tumorale. L'ago-elettrodo è un ago sottile isolato con materiale plastico per tutta la sua lunghezza, eccetto che sulla punta. L'ago-elettrodo attivo e un elettrodo passivo vengono collegati a un generatore di energia a radiofrequenza che, una volta attivato, determina la formazione di calore nel tessuto intorno alla punta dell'ago-elettrodo attivo. Il calore generato si diffonde quindi al tessuto circostante, determinandone la necrosi. Il cancro, insomma, muore bruciato. La procedura - continua l'Irccs San Matteo - termina quando il volume di necrosi creato è grande come il tumore che si vuole distruggere. Questo intervento viene eseguito in anestesia locale.



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