
«La salute del nostro organismo, a partire dall’apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli». Con queste parole il professor Edoardo Giannini, presidente della Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) e direttore della Clinica Gastroenterologica dell’Università degli Studi di Genova e IRCCS AOM Policlinico San Martino, richiama il valore preventivo dell’alimentazione e il ruolo delle società scientifiche nel promuovere una cultura del "cibo vero", fresco e minimamente lavorato.
Il tema è al centro del lavoro avviato dalla SIGE sugli alimenti ultra-processati e sui loro possibili effetti sull’apparato digerente. Le evidenze presentate in occasione della conferenza stampa alla Sala Stampa della Camera dei Deputati confluiranno in un position paper della Società, previsto entro la fine dell’anno.
La qualità della dieta non si misura solo con calorie e nutrienti
Per anni il dibattito nutrizionale si è concentrato soprattutto su zuccheri, grassi e sale. Oggi l'attenzione della ricerca si sta spostando anche sul modo in cui gli alimenti vengono prodotti. È questo il messaggio emerso dalla conferenza stampa della Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), che ha annunciato la realizzazione di un position paper dedicato agli alimenti ultra-processati e ai loro effetti sull'apparato digerente.
Secondo la classificazione NOVA, gli ultra-processati sono formulazioni industriali ottenute da ingredienti estratti dagli alimenti e combinati con additivi quali emulsionanti, conservanti, coloranti e dolcificanti. In molti Paesi occidentali arrivano a rappresentare fino al 50-60% dell'apporto energetico giornaliero.
Microbiota, barriera intestinale e infiammazione: i possibili meccanismi
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dagli esperti riguarda i meccanismi biologici che potrebbero spiegare le associazioni osservate negli studi epidemiologici. «Le evidenze disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati possono alterare l’omeostasi dell'ecosistema intestinale attraverso diversi meccanismi biologici, coinvolgendo microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria – spiega il professor Giovanni Marasco, Università di Bologna – Oggi disponiamo di un quadro biologico molto più coerente rispetto al passato». Tra i fenomeni ipotizzati figurano la riduzione della diversità microbica, la minore produzione di acidi grassi a catena corta, l'espansione di specie pro-infiammatorie e l’aumento della permeabilità intestinale indotto da alcuni emulsionanti e dolcificanti artificiali.
Dalle malattie infiammatorie intestinali ai tumori digestivi
La revisione della letteratura analizzata da SIGE descrive associazioni tra elevato consumo di ultra-processati e diverse patologie gastrointestinali. Per le malattie infiammatorie croniche intestinali il rischio risulta quasi raddoppiato in alcune popolazioni, soprattutto per il morbo di Crohn. Dati provenienti dalla UK Biobank indicano inoltre una relazione dose-risposta con la sindrome dell'intestino irritabile. Sono state osservate associazioni anche con Helicobacter pylori, ulcera peptica, steatosi epatica metabolica (MASLD) e con diversi tumori dell'apparato digerente, in particolare colon-retto e stomaco, ma anche esofago, pancreas e fegato.
Il ruolo degli AGEs
Secondo il professor Giovanni Sarnelli, ordinario di Gastroenterologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, il problema non riguarda esclusivamente il profilo nutrizionale. «I processi industriali di trasformazione e le cotture ad alte temperature favoriscono la formazione dei prodotti di glicazione avanzata (AGEs), molecole che possono promuovere stress ossidativo e infiammazione e contribuire al danno della barriera intestinale». Da qui la raccomandazione di limitare gli ultra-processati e privilegiare alimenti propri della dieta mediterranea, tra cui frutta, verdura, legumi e prodotti fermentati.
Non una demonizzazione, ma una scelta informata
Il messaggio centrale della SIGE è evitare letture semplicistiche. «Non demonizzare singoli alimenti, ma favorire una dieta varia, equilibrata e basata prevalentemente su alimenti freschi o minimamente processati», sottolinea Sarnelli. Anche il professor Edoardo Giannini, presidente SIGE e direttore della Clinica Gastroenterologica dell'Università degli Studi di Genova e IRCCS AOU Policlinico San Martino, richiama il valore preventivo delle scelte alimentari quotidiane: «La salute del nostro organismo, a partire dall'apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli».



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