
Più accuratezza, meno errori e standard condivisi. Nei reparti italiani già milioni di esami con sistemi avanzati di analisi delle immagini. Sige: “Va resa strutturale nel Servizio sanitario nazionale”
L’intelligenza artificiale entra stabilmente nelle sale endoscopiche e promette di trasformare la diagnostica gastroenterologica. Tecnologie capaci di analizzare in tempo reale migliaia di immagini affiancano già oggi lo specialista nell’individuazione precoce di polipi e lesioni, migliorando sensibilmente la qualità degli esami. Una rivoluzione che riguarda oltre 2,5 milioni di italiani all’anno, tanti sono gli esami endoscopici eseguiti nel Paese, e che ora chiede un passo decisivo: un’adozione omogenea all’interno del Servizio sanitario nazionale.
Esami più accurati grazie all’analisi in tempo reale delle immagini
Nei reparti di gastroenterologia italiani l’Ia non è più una sperimentazione isolata. In molte strutture, sistemi avanzati di Computer-Aided Detection e Diagnosis analizzano le immagini endoscopiche in tempo reale, segnalando allo specialista la possibile presenza di anomalie della mucosa. Il tema è stato al centro del Congresso nazionale della Federazione italiana delle società delle malattie dell’apparato digerente (Fismad), in corso a Roma, da cui emerge la richiesta di estendere l’utilizzo di queste tecnologie nella sanità pubblica per ridurre le disuguaglianze tra strutture e professionisti e garantire lo stesso livello di qualità assistenziale su tutto il territorio.
Colonscopia, l’Ia individua fino al 30% di polipi in più
Secondo i dati presentati dagli esperti, l’intelligenza artificiale incrementa sensibilità e accuratezza diagnostica. Alcune tecnologie sono in grado di analizzare fino a 54mila frame per singola colonscopia, raggiungendo livelli di sensibilità che possono arrivare al 99,7%.
Il beneficio più rilevante riguarda il tumore del colon-retto, il più frequente tra i tumori dell’apparato digerente, con circa 43mila nuovi casi ogni anno in Italia. Studi clinici indicano che l’impiego dell’Ia durante la colonscopia consente di identificare dal 13 al 30% di polipi in più rispetto alle procedure tradizionali, riducendo il rischio di lesioni non riconosciute e quindi di diagnosi tardive.
Dall’endoscopia al fegato e al pancreas
L’applicazione dell’Ia non si limita al colon. Grazie all’analisi automatizzata di immagini ecografiche, TAC e risonanza magnetica, queste tecnologie vengono sempre più utilizzate anche nello studio delle patologie del fegato e del pancreas, ampliando il supporto diagnostico a diversi ambiti della gastroenterologia.
L’obiettivo non è sostituire il medico, ma rafforzare il processo decisionale, migliorando la capacità di riconoscere precocemente segnali di malattia e orientare in modo più preciso le scelte cliniche.
Diagnosi più precoci e qualità uniforme a livello nazionale
"L'utilizzo dell'Ia a supporto dell'endoscopia è in grado non solo di identificare, ma anche di analizzare in tempo reale le caratteristiche delle lesioni, orientando le decisioni del gastroenterologo", sottolinea Cristiano Spada, direttore della Uoc di Endoscopia digestiva chirurgica della Fondazione Gemelli Irccs.
Un altro aspetto chiave è la riduzione delle differenze legate all’esperienza individuale: "riduce la variabilità inter-operatore e promuove una maggiore uniformità nella qualità delle procedure endoscopiche, innalzando gli standard di cura a livello nazionale". Un vantaggio che si riflette direttamente sugli esiti clinici: "questo si traduce in diagnosi più accurate e precoci, con conseguenti trattamenti tempestivi, da cui deriva una maggior protezione dal rischio di tumore".
La Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige): "Va introdotta nel Ssn per ridurre le disuguaglianze"
La posizione della comunità scientifica è netta. Per la Sige, l’intelligenza artificiale in endoscopia riduce l’errore umano e garantisce standard uniformi, ma perché i benefici siano reali per tutti i cittadini è necessario integrarla strutturalmente nel Servizio sanitario nazionale. La sfida ora è organizzativa e culturale: trasformare un’innovazione tecnologica in uno strumento di equità, capace di migliorare la prevenzione e la diagnosi indipendentemente dal luogo in cui il paziente viene curato. Un passaggio chiave per il futuro della gastroenterologia italiana.
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