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Malattia di Crohn: nuovi dati su guselkumab per le fistole perianali

Gastroenterologia Annalucia Migliozzi | 06/05/2026 11:47

Nuovi risultati presentati durante la Digestive Disease Week 2026 indicano un passo avanti nel trattamento della malattia di Crohn con fistole perianali attive, una delle complicanze più complesse e difficili da gestire.

Lo studio di fase 3 FUZION, promosso da Johnson & Johnson, ha evidenziato che guselkumab raggiunge tassi significativamente più elevati di remissione rispetto al placebo.

Risultati dello studio

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Alla settimana 24:

  • remissione combinata (chiusura delle fistole + assenza di raccolte fluide alla risonanza magnetica) nel
    • 28,3% dei pazienti (100 mg ogni 8 settimane)
    • 27% dei pazienti (200 mg ogni 4 settimane)
  • contro il 10,3% del gruppo placebo

Le differenze sono risultate statisticamente significative.

Si tratta del primo studio randomizzato controllato degli ultimi 20 anni a dimostrare efficacia in questa specifica forma della malattia.

Un bisogno clinico ancora aperto

Le fistole perianali rappresentano una complicanza grave:

  • colpiscono circa il 25% dei pazienti
  • causano dolore, gonfiore e drenaggio persistente
  • spesso richiedono interventi chirurgici ripetuti

Questa condizione ha un impatto rilevante sulla qualità di vita, sia fisica che psicologica.

Un nuovo approccio terapeutico

Guselkumab è il primo inibitore dell’IL-23 a dimostrare efficacia in questa manifestazione della malattia.
I dati di sicurezza osservati sono coerenti con il profilo già noto del farmaco.

Prospettive future

Per approfondire ulteriormente il ruolo di questa classe terapeutica, è in fase di avvio lo studio CHARGE, che confronterà guselkumab con risankizumab nei pazienti con malattia di Crohn.

Questi risultati rappresentano un possibile cambio di passo nella gestione di una complicanza finora difficile da trattare, offrendo nuove prospettive per i pazienti con forme più severe della malattia.

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