
La fotografia degli annali AMD mostra un’assistenza più evoluta e diffusa, ma con criticità ancora aperte sul monitoraggio e sulla presa in carico
Accesso più diffuso alle terapie di nuova generazione, progressi nel controllo dei principali fattori di rischio e un ruolo sempre più centrale della tecnologia. Ma permangono alcune criticità, soprattutto sul fronte delle complicanze microvascolari. È questo il quadro che emerge dagli annali AMD 2025, il report che monitora l’assistenza diabetologica in Italia e che quest’anno introduce per la prima volta anche dati sull’uso dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio.
Lo scenario
Sono oltre 775.000 i pazienti inclusi nell’ultima edizione degli annali AMD, provenienti da più di 340 centri diabetologici distribuiti in tutto il Paese. Si tratta del campione più ampio mai analizzato, composto da circa 51.013 persone con diabete tipo 1, 693.000 con tipo 2 e oltre 15.093 con diabete gestazionale.
"Continua a crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono al nostro network… Disponiamo, insomma, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete", sottolinea Andrea Da Porto, direttore del Gruppo annali AMD.
Nel complesso, il report evidenzia un miglioramento progressivo dell’assistenza: aumenta il numero di pazienti con glicemia e colesterolo sotto controllo e cresce l’utilizzo di farmaci innovativi e dispositivi tecnologici.
Diabete tipo 1: tecnologia in espansione, meno ipoglicemie ma margini sul time in range
Tra le persone con diabete tipo 1, l’età media è di circa 49 anni, con una quota non trascurabile di pazienti anziani. I dati mostrano livelli complessivamente buoni di gestione clinica: oltre un terzo raggiunge il target di emoglobina glicata e più della metà mantiene il colesterolo sotto controllo.
Progressivamente aumenta l’adozione della tecnologia: i microinfusori sono utilizzati da oltre il 20% dei pazienti e arrivano i primi dati sull’impiego del monitoraggio continuo del glucosio (CGM).
L’analisi evidenzia infatti un duplice scenario: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere livelli glicemici ottimali per la maggior parte del tempo; dall’altro, la grande maggioranza evita episodi di ipoglicemia, a conferma dell’impatto positivo della tecnologia sulla sicurezza. Permangono tuttavia alcune criticità, tra cui la retinopatia, che resta la complicanza più frequente, e l’elevata percentuale di fumatori.
Diabete tipo 2: farmaci innovativi diffusi, ma attenzione a rene, retina e piede
Il diabete tipo 2 si conferma una condizione sempre più legata all’invecchiamento, con un’età media prossima ai 70 anni. Migliorano gli indicatori legati al rischio cardiovascolare: oltre la metà dei pazienti raggiunge il target glicemico e quasi uno su due mantiene adeguati livelli di colesterolo. Un dato particolarmente rilevante riguarda la diffusione delle nuove terapie.
Diabete tipo 2: più dell’85% dei pazienti utilizza SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1 o doppi agonisti GIP/GLP-1. "Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare. È quello che potremmo definire ‘effetto Annali’", osserva Da Porto.
Accanto ai progressi, emergono però importanti aree di miglioramento. Il monitoraggio delle complicanze microvascolari risulta in calo: meno controlli per la funzionalità renale, per la retinopatia e per il piede diabetico. Anche l’uso di farmaci fondamentali per la protezione renale, come ACE-inibitori e sartani, risulta ancora insufficiente in una quota significativa di pazienti. È necessaria, invece, maggiore attenzione alle complicanze microvascolari, come malattia renale e retinopatia, e al piede diabetico.
Diabete gestazionale: cresce l’obesità e aumenta il ricorso all’insulina
Gli annali AMD dedicano uno spazio crescente al diabete gestazionale, con un campione che copre ormai circa la metà dei casi registrati in Italia. Cresce l’obesità fra le donne con diabete gestazionale, ne soffre oltre il 30%. L’età media delle pazienti supera i 34 anni e tra i principali fattori di rischio emergono l’età superiore ai 35 anni, l’obesità pregravidica e la familiarità per diabete. In aumento anche il ricorso alla terapia insulinica, che interessa oggi il 50% delle donne con GDM.
Un patrimonio di dati per migliorare l’assistenza
Gli annali AMD rappresentano oggi uno dei più grandi database clinici europei dedicati al diabete, con milioni di dati raccolti nel corso di oltre quindici edizioni. "La crescita del database può tradursi in risultati di salute concreti per i pazienti", evidenzia Salvatore De Cosmo, presidente AMD, sottolineando l’importanza del benchmarking e dell’analisi dei percorsi assistenziali.
Il valore del progetto emerge anche nel confronto con i registri diabete di UK, Spagna e Svezia. "Il nostro database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi d’Europa", aggiunge Giuseppina Russo, presidente eletto AMD, evidenziando il potenziale per future collaborazioni di ricerca.
Verso una diabetologia più personalizzata
Le prospettive future indicano una crescente integrazione dei dati e l’impiego di tecnologie digitali e intelligenza artificiale per sviluppare modelli di cura personalizzati. In questo contesto, gli annali AMD si confermano uno strumento strategico non solo per monitorare la qualità dell’assistenza, ma anche per orientare le politiche sanitarie e rispondere ai bisogni emergenti delle persone con diabete. Un percorso ancora in evoluzione che, accanto ai progressi già raggiunti, richiama l’attenzione sulle aree dove è necessario intervenire per migliorare la presa in carico e la prevenzione delle complicanze.
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