Canali Minisiti ECM

Esofagite eosinofila, casi in forte aumento e diagnosi ancora troppo tardiva

Gastroenterologia Lucia Oggianu | 25/05/2026 10:04

Sei anni per arrivare a una risposta: l’allarme della SIGE e la necessità di rafforzare formazione e consapevolezza

In Italia non è più una malattia rara, eppure continua a essere riconosciuta troppo tardi. L’esofagite eosinofila (EoE) registra una crescita importante e si conferma una sfida ancora aperta per pazienti e sistema sanitario. In occasione della Giornata mondiale dedicata a questa patologia, la Società Italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (SIGE) richiama l’attenzione su un ritardo diagnostico che può arrivare anche a sei anni, con ricadute importanti sulla qualità di vita.

Una patologia in espansione che non si riconosce in tempo

pubblicità

Negli ultimi decenni, l’esofagite eosinofila ha fatto segnare un incremento significativo, con una crescita globale dell’800% e una prevalenza stimata di circa 43 casi ogni 100.000 abitanti. Numeri che raccontano una realtà ormai lontana dalla definizione di malattia rara.

Eppure, il percorso verso la diagnosi resta lungo e complesso. In media servono sei anni per individuare correttamente la patologia, un intervallo che in alcuni casi può estendersi fino a dieci. Un ritardo che espone i pazienti a sintomi persistenti e complicanze, spesso senza una chiave di lettura chiara.

Il vissuto dei pazienti tra incertezza e ritardi

A descrivere questa condizione è il presidente della SIGE, Edoardo Giannini:
"oggi i pazienti affetti da EoE vivono in un mare spesso agitato dall’incertezza clinica e senza una guida precisa. L’obiettivo principale è far sì che i pazienti possano giungere a una diagnosi definitiva nel più breve tempo possibile".

Un percorso che, sottolinea Giannini, passa necessariamente dal territorio:
"questo percorso richiede tappe intermedie fondamentali presso i medici di medicina generale che, a loro volta, possono indirizzare il paziente verso le cure specialistiche".

Disfagia e segnali da non sottovalutare

L’esofagite eosinofila rappresenta oggi la prima causa di disfagia nel paziente ambulatoriale che si rivolge allo specialista in gastroenterologia. Un dato che evidenzia quanto sia cruciale riconoscere precocemente i sintomi.

Il rischio, infatti, è che senza una rete efficace tra medicina territoriale e specialistica i pazienti restino intrappolati in un percorso frammentato, che ritarda sia la diagnosi sia l’avvio delle terapie più appropriate.

Sensibilizzazione e formazione: le due leve decisive

Per ridurre il divario diagnostico, la SIGE individua due azioni prioritarie, da sviluppare in modo parallelo e coordinato. La prima riguarda la popolazione generale: "dobbiamo investire nella sensibilizzazione sui sintomi suggestivi di esofagite eosinofila, perché la conoscenza rappresenti la forza che spinge i pazienti verso un primo confronto medico sul territorio".

La seconda è rivolta ai professionisti sanitari, lungo tutta la filiera dell’assistenza: "è fondamentale fornire formazione specifica sia ai medici di medicina generale, affinché possano indirizzare tempestivamente i casi sospetti verso lo specialista di riferimento, sia agli specialisti, in modo che il percorso diagnostico-terapeutico sia pragmatico e completo".

Verso un modello di presa in carico più efficace

Il tema è stato al centro di un recente tavolo tecnico dedicato alle patologie eosinofile, che ha riunito istituzioni, società scientifiche e professionisti con un obiettivo comune: costruire un modello condiviso di presa in carico.

Tra le priorità emerse, il rafforzamento del collegamento tra territorio e centri specialistici, la continuità assistenziale dall’età pediatrica all’età adulta e l’armonizzazione dei percorsi di cura.

Le proposte per il futuro

Tra le indicazioni operative, anche il riconoscimento dell’esofagite eosinofila come malattia cronica all’interno del Piano nazionale della cronicità, con un codice di esenzione uniforme su tutto il territorio nazionale. Allo stesso tempo, si punta alla diffusione e all’applicazione concreta delle nuove linee guida nella medicina di prossimità, per rendere più rapido e strutturato l’iter diagnostico-terapeutico. Come conclude Giannini, l’impegno è chiaro: "trasformare la complessa rotta dei pazienti in un percorso rapido, lineare e certo verso la diagnosi e la terapia".

Commenti

I Correlati

Secondo Aifa l’Italia è tra i primi Paesi europei per disponibilità di nuovi farmaci: 133 medicinali accessibili su 168 autorizzati da EMA.

Agenda, telefonate e richieste dei pazienti possono essere gestite dai collaboratori. Ma valutare sintomi, urgenze e referti resta attività clinica: il rischio è che la pratica quotidiana produca deleghe improprie

Segreteria e infermieri possono supportare lo studio medico, ma diagnosi, urgenze cliniche e decisioni terapeutiche restano responsabilità del medico.

Accessibilità, privacy e sicurezza non sono dettagli secondari negli studi medici: l’organizzazione degli spazi può avere implicazioni giuridiche.

Ti potrebbero interessare

Nuove terapie e diagnosi più tempestive cambiano il decorso della patologia. Al Policlinico Gemelli si consolida un modello multidisciplinare per la presa in carico

Open day, formazione e monumenti illuminati di magenta in tutta Italia. Con il patrocinio di UNIAMO e 8 Società Scientifiche, parte il mese dedicato alla sensibilizzazione sulle patologie eosinofile.

Ultime News

Più letti