E' il Dna che salva gli europei da un eccesso di consumo di zucchero che invece soffoca la dieta degli americani, con effetti negativi sul loro peso e la loro salute.
Una variante genetica infatti permette agli abitanti del vecchio continente di percepire meglio il gusto dolce, evitando loro di usare troppo zucchero o di scegliere cibi eccessivamente dolci. Ancora più a rischio gli africani che risultano ultimi nella lista delle etnie per capacità di percepire il gusto dolce. Lo ha dimostrato uno studio condotto da scienziati del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders di Bethesda, nel Maryland, Stati Uniti, guidati da Alexey Fushan. I risultati della ricerca, che hanno individuato come responsabili della 'voglia di zucchero' due varianti di un gene chiamato TAS1R3, saranno pubblicati sul prossimo numero della rivista Current Biology. I ricercatori hanno condotto l'esperimento su 144 persone di varia etnia chiedendo loro di dare un punteggio alla dolcezza di nove diverse soluzioni contenenti una percentuale di zucchero tra lo 0 e il 4%.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La correlazione emerge per la prima volta da uno studio condotto presso l'Università della California, a Riverside, e pubblicato sul Journal of Clinical Investigation Insight
I ricercatori del Labanof dell’Università Statale di Milano hanno esaminato due scheletri di donne e dei loro feti, con deformità attribuibili all'osteomalacia, una patologia legata alla fragilità ossea e associata alla carenza di vitamina D
Lo rivela uno studio effettuato su 1771 studenti di 48 scuole elementari pubbliche di Madrid
Nei ristoranti arrivano piatti più equilibrati per l’infanzia, con un bollino di qualità per orientare le famiglie verso scelte più consapevoli
Dai carboidrati “nemici” ai prodotti light, fino al limone al mattino: VediamociChiara fa il punto sui luoghi comuni più diffusi con il supporto di una nutrizionista.
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Un’équipe multidisciplinare accompagna i pazienti con anoressia, bulimia e binge eating attraverso percorsi terapeutici personalizzati e assistenza clinica completa.
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