
'Oggi - spiga Lanfranco Scaramuzzino, flebologo e promotore del convegno - la trombosi venosa può essere paragonata, per numero di morti, a patologie come l'ictus e l'infarto'. Altro dato importante, come sottolinea il medico, è la possibile trasmissione genetica della malattia. 'Sebbene - dice Scaramuzzino - non sia ancora stata pienamente dimostrata una trasmissione genetica della trombosi venosa, nell'85 per cento dei casi si manifesta in persone con precedenti familiari, mentre soltanto un 22 per cento di pazienti manifesta la patologia senza antecedenti'. Fondamentale, nella diagnosi precoce della malattia, il ruolo dei medici di base che, per primi, possono accorgersi dell'insorgere della patologia, coì da poter intervenire tempestivamente, indicando ai pazienti centri specializzati cui potersi riferire. 'La prevenzione - spiega Scaramuzzino - è la nostra arma migliore perché, intervenendo in tempo, si riduce significativamente la progressione della malattia venosa ed è per questo motivo che le istituzioni rappresentate dal Collegio italiano di flebologia si muovono, da molti anni, per stimolare sempre di più i medici di base e i loro pazienti a non sottovalutare i segnali che arrivano dal corpo'.




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