Veleno amico. Dal potente siero racchiuso nel pungiglione di una specie di scorpione potrebbe arrivare un potente alleato contro i tumori cerebrali maligni. Ne sono convinti i ricercatori dell'università di Chicago. Nel veleno del Leiurus quinquestriatus, che vive in Medio Oriente, gli scienziati hanno scoperto tra le tante neurotossine anche un peptide che non è tossico per l'uomo, e si lega solo a un recettore trovato nei tumori cerebrali, del seno e della pelle. Mentre non invade le cellule sane.
Così i ricercatori, insieme ai colleghi di un'azienda di Cambridge in Massachusetts, la TransMolecular, hanno provato a usare l'ingrediente del veleno come tir, per trasportare dosi radioattive in grado di uccidere le cellule tumorali, e non quelle sane. L'esperimento è stato condotto lo scorso anno su 59 pazienti con cancro cerebrale inoperabile. Ora, informa New Scientist, i malati sono tutti morti. Ma quanti avevano ricevuto le dosi maggiori di radioterapia trasportata dal veleno dello scorpione sono vissuti in media tre mesi più a lungo. Ora gli scienziati dell'università di Chicago stanno conducendo ulteriori test su alcuni pazienti per verificare se lo stesso principio può rivelarsi utile anche per uccidere i tumori secondari, con iniezioni di veleno radioattivo nel sangue.
Sono un antiepilettico e un farmaco per il colesterolo che insieme sono in grado di modificare la biologia del tumore e potenziare l'effetto della chemioterapia
Dal melanoma al seno. Da studiare il fenomeno della resistenza in certi pazienti
Ricercatori di IEO e dell’Università degli Studi di Milano scoprono come farmaci già in uso possono essere potenzialmente efficaci contro tumori con una diffusa anomalia genetica
I nuovi dati dello studio MARIPOSA, presentati alla World Conference on Lung Cancer 2024, hanno confermato una superiorità clinica a lungo termine della terapia amivantamab più lazertinib rispetto alla monoterapia con osimertinib
Una terapia locoregionale mininvasiva, basata su ittrio-90, entra per la prima volta nella sperimentazione clinica sui tumori pancreatici non operabili. Il Policlinico Gemelli unico centro italiano coinvolto nello studio internazionale
Un’iniezione locale di nivolumab sulle lesioni precancerose della bocca riduce il rischio di progressione e può evitare interventi chirurgici ripetuti e debilitanti.
Una ricerca della Sapienza individua un nuovo bersaglio molecolare che potrebbe rendere le terapie più efficaci
Tra innovazione scientifica e frammentazione organizzativa, la sperimentazione clinica resta un’opportunità mancata per molti. I clinical trial center chiedono una svolta strutturale per garantire equità di accesso alle cure.
Commenti